Memorie dall'Oltrepo in cartolina

PAVIA In tempi cupi come questi, nei quali diventa sempre più difficile immaginare il futuro, è fin troppo facile cadere nel revisionismo del "si stava meglio quando si stava peggio". Anche a questo paradosso risponde il libro "In Oltrepo appena ieri (EDO edizioni Oltrepo, pagg. 240, 25 euro), ricostruzione storica puntigliosa e documentata che il vogherese Angelo Vicini dedica al passato recente della sua città e del territorio circostante. Cosa racconta il libro? «È un ritratto della vita in Oltrepo dalla fine dell'800 agli anni ‘70, poi le tradizioni sono andate sparendo e il tessuto economico si è sbiadito. Sono 13 capitoli che attraversano la storia dei mestieri ormai scomparsi, il lavoro nei campi, l'esistenza contadina. C'è anche spazio per il tempo libero, i centri di svago, lo spettacolo e i personaggi che hanno animato il territorio». Qualche esempio? «Il burattinaio Pâmpâ, o la compagnia comica di Beppe Bussi, che hanno fatto ridere generazioni di spettatori del Teatro Sociale, il cantastorie vogherese Adriano Callegari. Interessante anche la storia della gelateria Turini, fondata da una famiglia toscana e divenuta presto la più rinomata della città, oppure il "Guido", al secolo Guido Bernini di Cervesina, che produceva deliziosi succhi di frutta con le primizie del territorio». Cosa resta di quell'identità? «Qualche sopravvivenza, come nel Carnevale Bianco di Cegni o nella Mostarda di Voghera, nota già al cuciniere di Gian Galeazzo Visconti. Ma per lo più le tradizioni si sono perse, come quella delle Sette Cene. Il riferimento va al pasto dell'antivigilia, costituito da sette portate, ognuna con ingredienti dal significato scaramantico, l'aglio scacciava il malocchio, la zucca portava ricchezza» Come si è documentato? «Principalmente attraverso interviste, a partire dalle famiglie che da anni lavorano al mercato: gli Anselmi sono alla quarta generazione. Il lavoro è cominciato cinque anni fa. Ci sono anche fonti d'archivio, per esempio quelle sul Teatro Sociale, oppure da quotidiani d'epoca. Ho proseguito registrando interviste agli anziani dell'Oltrepo: la conversazione si svolgeva in dialetto, ciò mi ha permesso di redigere un glossario con nomi di utensili dei campi o di frutta rara, che ho inserito nel volume». Rimpiange il passato? «No. Antonio Giorgi, che ha scritto la prefazione, riconosce che non ho cercato nessun colpo ad effetto. Ho cercato di fare il giornalista, riportando la cruda realtà. Certo, c'è del romantico nelle storie che racconto, ma farle rivivere, a questo punto, sarebbe solo una riesumazione folkloristica». Raffaele Guazzone