Asm, resa dei conti nello studio di Nola

«Una comparsata figlia del senso di frustrazione e del senso di rivalsa per aver perso il congresso». Così Vittorio Poma definisce l'assemblea di venerdì scorso al collegio Volta in cui Giancarlo Abelli ha presentato la sua nuova associazione politica «Forza Popolare». Poma non c'era. Ex presidente della Provincia per il Pdl, poi ricandidato alle elezioni (vinte da Daniele Bosone ) ma non più come uomo del Pdl, appoggiato da Rinnovare Pavia (Ettore Filippi). Ora presidente del consiglio provinciale. Che dall'onorevole di Broni prende le distanze, come sta facendo il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Si delineano percorsi paralleli. Chi come Abelli e chi sta dalla sua parte vuole rilanciare il Pdl partendo dal passato, da chi ha costruito e porta con sé l'esperienza. E chi, come Cattaneo, vuole cambiare. Una rottura con il passato. A cui si aggiunge la spaccatura che si sta accentuando dopo il Congresso provinciale, vinto dall'ex An Carlo Nola. Quindi dove sta andando il Pdl? A livello nazionale Giuseppe Pisanu, ex ministro dell'Interno, parla di «andare oltre il Pdl, rinnovare aggregare i partiti». «Io dico che adesso serve un partito o un contenitore, se così lo vogliamo chiamare , per valorizzare tutte le associazioni e ciò che si muove nel Pdl e nel Pd», spiega Vittorio Poma. Non quindi ragionando sulle radici del Pdl come «Forza popolare». Proprio la volontà di unire sotto lo stesso ombrello Pdl-Pd spiegherebbe anche le voci - discordanti - che vogliono Poma futuro candidato a sindaco di Pavia sia per un partito che per l'altro. di Marianna Bruschi wPAVIA I bottoni dorati della giacca che tremano come la voce, il dito che si alza: «Io ti mando via». Abelli alza i toni contro Cattaneo. Scontro verbale a margine della presentazione di «Forza popolare», l'associazione politica voluta dall'onorevole di Broni. E ieri sera, il giovane sindaco e il suo padre politico si sono incontrati di nuovo, in campo - definiamolo - neutro: l'ufficio del segretario provinciale Pdl Carlo Nola. Un incontro a cui ha partecipato anche Vittorio Pesato. Sul tavolo i temi del momento: Asm, le amministrative, la situazione generale del Pdl. C'è che oggi - primavera 2012 - è evidente che non ci sono più i vecchi poteri, sono tornati i tavoli del confronto. Le decisioni adesso vanno condivise in quattro. Con gli animi che, tolto il pubblico in sala, si calmano. Il tema del momento è quello delle nomine Asm. Il sindaco di Pavia deve decidere i cinque componenti del consiglio di amministrazione. L'incontro a quattro di ieri sera è una firma. Cattaneo deve - nonostante gli appelli da più parti politiche a scegliere senza condizionamenti politici - decidere proprio in base agli equilibri. Che iniziano ad essere un po' tanti, e comunque tutti interni alla sua maggioranza. Con Carlo Belloni dirottato verso Lgh si prepara un cambio con Marco Bellaviti. Belloni, una dozzina di incarichi in altrettanti Cda, è il nome del sindaco. Un nome che Abelli non gradirebbe del tutto. Da qui la lite di venerdì sera. Accentuata dalla divergenza di pensiero: vecchio e nuovo non riescono - più - a lavorare insieme. Non sono più testimone uno dell'altro nella staffetta politica. La torcia scivola dalle mani e tocca terra. La corsa si interrompe, per ripartire da un punto differente. Ma poi i nomi sono sempre gli stessi. Con Bellaviti in Asm si accontenterebbe la componente abelliana. A cui si sta avvicinando Rinnovare Pavia di Ettore Filippi, che sarà accontentato con la conferma del figlio Luca in Cda. Filippi padre venerdì sera ha cercato di non dare troppo peso alla sua presenza al collegio Volta. «Sono qui per caso», avrebbe detto ridendo nel parcheggio strapieno di via Abbiategrasso. Salvo poi arrivare al microfono con il discorso scritto su fogli spiegazzati tenuti in tasca. Ha parlato Abelli (dopo la brevissima presentazione di Bellaviti), poi Aurelio Torriani («vedere tutta questa gente fa tornare l'entusiasno») e poi Filippi che si è alzato da una delle ultime file. In Asm per la componente Nola il nome è quello di Matteo Mitsiopoulos. Giampaolo Chirichelli, da confermare poi come presidente, è il sigillo all'accordo con la Lega. Quarto nome, e la scelta è fatta. Poi ci sarà spazio per un candidato dell'opposizione? Anche il Pd deve definire il suo candidato tra i cinque proposti. su Twitter @MariannaBruschi