«Non dimenticateci»: la battaglia di Lino, il partigiano
SANNAZZARO Ad 86 anni, su di una sedia a rotelle ed ospite dal Pensionato Sannazzarese, Lino Rossi non ha abdicato al suo ruolo di presidente della sezione Anpi di Sannazzaro. Ma, alla vigilia del 25 Aprile, lancia un appello: «Abbiamo fatto nascere l'associazione partigiana; per 67 anni sono stato presidente ed attivista. Ma il tempo ha portato via tanti amici ed io sono costretto su di una carrozzella. Sto invecchiando con un cruccio: dopo di noi, dopo di me chi porterà avanti l'Anpi di Sannazzaro? Chi farà sventolare la nostra gloriosa bandiera tricolore che è sempre stato l'emblema dell'associazione partigiana?». Lino Rossi è consapevole: «Dobbiamo lasciare la memoria di quei tempi ai giovani che credono nei valori per i quali noi abbiamo lottato. Si faccia avanti qualcuno di essi, qualche lavoratore o studente. Sarei ben lieto di affidargli la nostra bandiera associativa e la nostra memoria da rinnovare». Lino Rossi, piacentino di origine, arrivò a vent'anni alla cascina Erbogna di Valeggio in cerca di lavoro. E, sette mesi prima il 25 Aprile del 1945, trovò invece il reclutamento nella formazione Aliotta sui crinali della Val Curone. Ricorda: «Quando riconquistammo la Libertà perduta, nessuno di noi serbò rancore. Tutti sapemmo perdonare. Chi non lo fece, non era un partigiano vero. E narra anche del partigiano Luigi Savasini di Sannazzaro, morto a Mauthausen la vigilia del 25 Aprile: «Reclutava combattenti in Lomellina e li accompagnava al di la del Po e sulle colline della Valle Staffora. Fu catturato dalla Brigate Nere e morì in una lager in Austria. Queste storie raccontate e mai scritte non devono morire. Per questo voglio passare il testimone dell'Anpi di Sannazzaro a qualche giovane di buona volontà. Prima che sia davvero tardi». (p.c.)