«E ora dobbiamo voltare pagina»
dall'inviato wPARIGI «Voltiamo pagina. Il voto di oggi ha chiesto questo, chiudere con i cinque anni della presidenza Sarkozy». Forte di un risultato che non si era mai verificato nella storia della Repubblica (lo sfidante che prende più voti del presidente uscente) François Hollande si appropria di un ruolo che Sarkozy non gli può contestare: leader del cambiamento, ovvero il contrario di quello che può fare il presidente che rivendica invece la sua esperienza come valore. «Milioni di francesi mi hanno scelto come campione del cambiamento e io sento tutta questa responsabilità», dice il candidato socialista. I suoi lo applaudono sventolano bandiere, urlano il suo nome. C'è un'incognita in più sulla strada della vittoria finale, il 6 maggio, nel ballottaggio: la grande affermazione di Marine Le Pen. Oltre il 18 per cento, forse oltre anche il 20. «Non è mai stato così forte il Fronte nazionale – dice Hollande – ma non dobbiamo demonizzare chi ha votato per loro», perché, è il colpo a effetto, «anche quel voto esprime il disagio di molti francesi per le politiche errate del governo». Anche quella destra, insomma, è contro Sarkozy e, termina il ragionamento Hollande, «ora in campo contro di lui, contro questa politica, ci sono restato solo io, chi vuole cambiare deve scegliere me. Riorienterò l'Europa verso la crescita». Pochi minuti prima che Hollande prendesse la parola a Tulle, Martine Aubry, segretario socialista, aveva parlato a Parigi, nella sede del partito. E aveva anticipato le stesse cose, segno inequivocabile di una solidità interna dei socialisti. Tutti insieme, tutti uniti per sconfiggere Sarkò. Lui, il presidente, prova a reagire puntando sul carisma personale: «E' ora di scegliere i personaggi, i programmi», dice. Unico confronto tv il 2 maggio. (a.ce.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA