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TORINO Scudetto e veleni, capitolo ennesimo. Antonio Conte si presenta puntuale e impassibile come al solito in sala stampa, a poche ore dal match tra Juve e Roma. Però coglie subito la particolarità della circostanza e anticipa tutti: «Sono qui per parlare della partita, ma i giornali li leggo anch'io». È evidente l'allusione alla chiamata in causa da parte di Filippo Carobbio, riportata dai giornali, con cui l'ex giocatore del Siena lo coinvolge nella vicenda del calcioscommesse. «Ho poco da dire – è il lapidario commento del tecnico bianconero – c'è una indagine in corso, sono sereno e fiducioso nelle istituzioni. Non sono stato chiamato da nessuno. Quando mi chiamano, avrò il piacere di rispondere». È la seconda volta che l'allenatore viene tirato in ballo: la prima, fu lo scorso 5 aprile, quando a farlo fu Andrea Masiello, affermando che sapeva della presunta combine in atto su Siena-Sassuolo. Conte aveva risposto definendo la notizia «una bufala» e si era schierato in suo appoggio anche il presidente Andrea Agnelli, che lo aveva definito «integro e leale». Conte, già in quella circostanza, aveva affermato che quei veleni avrebbero raddoppiato la determinazione del gruppo a vincere e risponde in fotocopia: «Ho già detto che questi tipi di disturbi aumentano la cattiveria sportiva e la voglia di realizzare qualcosa di straordinario». Intanto, niente Roma per Quagliarella. Restano sei giornate (con il recupero) al Milan per recuperare il punto di svantaggio sulla Juve e centrare il bis scudetto, considerando che i bianconeri hanno a favore gli scontri diretti. «L'importante è non avere rimpianti alla fine», osserva Massimiliano Allegri, convinto che la sua squadra, impegnata oggi con il Bologna, «può e deve vincere sei partite su sei». «Il calcio è imprevedibile, può accadere di tutto. Se la Juventus avrà uno scivolone, noi abbiamo l'obbligo di approfittarne», avverte Allegri ricordando che «in passato qualcuno aveva in mano lo scudetto e lo ha perso all'ultima giornata nella partita più facile del mondo, oppure chi dopo una rimonta è stato scalzato dalla testa alla fine». Gli esempi non mancano. Proprio la Juve nel 2000 perse il titolo all'epilogo nell'acquitrino di Perugia. Insomma, ci si può attendere un testa a testa fino in fondo, anche se Allegri prevede che «le prossime due settimane saranno decisive per lo scudetto: c'è sempre più pressione, per noi e loro, il 13 maggio vedremo chi ha avuto i nervi più saldi».