Soldi della Lega per la casa di Calderoli
di Paolo Carletti wROMA L'attesissimo incontro chiarificatore tra l'ex ministro Maroni e Umberto Bossi cancellato. E un'altra data non c'è. Scende il grande gelo tra il triumviro del Carroccio e l'ex segretario dopo la scoperta di un'attività di dossieraggio condotta da investigatori privati, commissionata dall'ex tesoriere Belsito con il «silenzio-assenso» del Senatùr. E come se non bastasse, la saga di via Bellerio continua a svelare nuove trame, come quella dell'ex ministro Calderoli, altro triumviro: il Noe dei carabinieri ha infatti accertato che l'affitto della casa romana, al Gianicolo, veniva pagato con i soldi della Lega Nord. 2.200 euro al mese, circostanza che agli investigatori è stata confermata dal proprietario dell'abitazione. Una notizia che ha provocato la rabbiosa reazione del ministro e di alcuni esponenti della Lega: «Mi si infanga per aver avuto in dotazione da parte del movimento una casa-ufficio del costo di 2.200 euro al mese, quando io ne verso mensilmente 3mila alla Lega Nord» ha sbottato Calderoli. «Siamo all'incredibile, si viene infangati per aver fatto il proprio dovere, per aver lavorato e tanto! E tutto questo – ha proseguito – senza aver mai preso un euro di stipendio, per aver lavorato sette giorni su sette tutte le settimane dell'anno». Meriti che gli vengono riconosciuti unanimamente all'interno della Lega. I pm dovranno accertare da dove arrivavano quei soldi, se cioè il fitto veniva pagato con soldi pubblici (quelli degli ormai famosi rimborsi elettorali). Ma «il caso» potrebbe anche sgonfiarsi presto. Clamoroso e chiassoso lo scontro esploso invece tra il deputato Gianluca Pini e il capogruppo alla Camera Marco Giovanni Reguzzoni (uno del «cerchio magico»). Pini gli ha chiesto pubblicamente di giustificare la spesa di 90mila euro su una carta di credito della Lega a lui intestata. Ne è nato un incrocio di accuse con polemiche accese persino tra gli scranni di Montecitorio. Il nodo politico è però quanto sta accadendo tra Maroni e Bossi. L'ex ministro aveva annunciato una reazione da «guerra termonucleare» alla notizia di un dossier, peraltro impreciso e dilettantesco, creato per cercare di colpirlo. Velina nata in casa, ad opera di Belsito, con il consenso (secondo quanto sostenuto dall'ex tesoriere) di Umberto Bossi. Ieri doveva esserci il chiarimento, poi tutto è saltato. Bossi è arrivato dopo pranzo nella sede del movimento, dove lo ha raggiunto Calderoli. Maroni non si è visto. E anche ieri sera erano separati: il Senatùr ad Alessandria per il primo comizio dopo lo scandalo e le dimissioni, Maroni a un evento benefico a Varese insieme con il governatore lombardo Formigoni. Potrebbero vedersi oggi, anche se l'agenda degli appuntamenti di entrambi a quanto pare non contempla iniziative comuni in campagna elettorale. Dopo lo sfogo di mercoledì, con la tensione che ha raggiunto i massimi nella Lega, Maroni ieri ha preferito non alzare altro polverone, limitandosi a postare su Facebook una vignetta ripresa da un settimanale che ritrae un Belsito in stile Al Capone. E aggiungendo «Padania libera da ladroni e dossieristi, viva la grande Lega». Più esplicito Luca Zaia, governatore del Veneto: «Se in una squadra, in un team, c'è qualcuno che perde tempo a fare dossier deve essere mandato via con sonori calci nel sedere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA