Giallo diossina, il caso arriva in aula

SARTIRANA A provocare la morte di Elio Torazza, 61 anni, di Sartirana, non sarebbe stata la caduta dal letto dell'ospedale di Vigevano, ma un ictus, fatale anche per le condizioni di salute molto gravi per le quali era stato disposto il ricovero. La vicenda ha avuto un aspetto particolarmente doloroso per i familiari di Torazza, noto e stimato in paese anche per il suo incarico di direttore sportivo della Sartiranese Calcio: il funerale, infatti, è stato interrotto dopo la messa perché sulla salma fosse effettuata l'autopsia. Uno stop provocato probabilmente da un disguido amministrativo relativo alla notifica da parte della procura della Repubblica. In ogni caso, dopo l'esame autoptico, Elio Torazza ha potuto riposare in pace al cimitero di Sartirana. L'autopsia, dunque, non avrebbe rilevato la presenza di lesioni o fratture da addebitare alla caduta (e quindi causa della morte), quanto invece i segni di un aneurisma. L'esito ufficiale tra 90 giorni. (f.ma.) "Un sanguìss e un bicerìn cun la Lina e ‘l Carlin sul Tisìn". Per chi non mastica dialetto lomellino significa un panino imbottito e un bicchierino di vino con Lina a Carlino al Ticino. E'questo il titolo del primo raduno ufficiale degli amanti del dialetto iscritti ai profili Facebook "Orgoglio lomellino" e "Amìs dal nonu". «L'idea è di conoscersi e di passare una bella giornata insieme uniti da un'unica passione, che è quella per il nostro bel dialetto – commentano gli organizzatori sulla rete sociale – Qualsiasi suggerimento o idea per rendere la giornata ancora più piacevole sarà gradito». Domenica l'appuntamento è alle 11 a Bereguardo, al ponte delle barche sul Ticino: qui, alle 12.30, inizierà il pic nic. Ogni partecipante dovrà arrivare munito di pranzo al sacco, di bevande, della classica coperta su cui mettersi a mangiare e dei dolcetti da condividere. Alle 14.30 inizio dei giochi a squadre. In caso di maltempo l'evento, svolgendosi all'aperto, sarà rinviato. Per informazioni rivolgersi al numero di telefono: 338.2628888. di Filiberto Mayda wPARONA Riccardo Ricali, veterinario di Parona, e Antonio Marchesoni, agricoltore dello stesso paese, domani mattina si ritroveranno davanti al giudice dell'udienza preliminare per rispondere del reato di falso ideologico, ovvero Ricali, pubblico ufficiale, avrebbe commesso un falso in documentazioni relative ad analisi chimiche, Marchesoni lo avrebbe aiutato. Analisi sulla diossina a Parona. Vicenda delicatissima, dunque, e dal processo (dove Marchesoni ha deciso di patteggiare, mentre il medico intende difendersi) potrebbe magari scaturire un'indagine ben più ampia e profonda sul caso-diossina a Parona, con tutto quello che ne consegue. «Non so se è stato regolare o meno quello che abbiamo fatto - dice Marchesoni - ma lo abbiamo fatto per Parona, per denunciare la presenza della diossina, dei veleni che ci uccidono». Non bastava chiedere delle analisi? A quanto pare no. E poi sono costosissime. E ancora, è complicato accedere al Piano nazionale che le prevede. E c'è chi si mette in mezzo, chi non vuole che si parli di diossina a Parona. La storia, che poi un processo pubblico potrebbe portare alla luce, nasce dunque insieme all'inceneritore, ai soldi che ci hanno girato intorno, a quello che brucia e come lo brucia. Un anno fa Antonio Marchesoni, ambientalista, lancia l'allarme: «A novembre, in via precauzionale, avevamo consegnato due uova a un veterinario locale in modo da capire se ci fosse qualche difficoltà legata all'inquinamento atmosferico. Poi un mese fa, veniamo a sapere dalla stampa che effettivamente a Parona esiste un problema di diossina nelle uova ». Insomma, la diossina sembra che ci sia. E fa paura. Il veterinario è Riccardo Ricali, che ottiene un primo risultato: dimostrare che la diossina può contaminare le uova. Ma la storia strana è che le galline di Marchesoni non avrebbero mangiato il mangime della sua proprietà, perché di mais non ne ha. Per dimostrare che la diossina è presente e contamina gli animali, allora, era necessario utilizzare mais locale. E quale si va a prendere? Quello di un campo periferico di Parona in una zona ritenuta - a ragione o a torto - inquinata. Insomma, il granturco è quello più a rischio della zona. Le galline mangiano un "triturato" alla diossina, o almeno, presumibilmente alla diossina. E i risultati lo confermano. Il fatto è che la certificazione tecnica non sarebbe stata veritiera: insomma, non si fa cenno preciso a come è stato realizzato il mangime. Ma intanto il caso è scoppiato. Non basta. Marchesoni fa richiesta anche di allevare un maiale. L'idea, probabilmente, è di nutrirlo nello stesso modo, utilizzando prodotti agricoli di Parona, e poi di sottoporlo ad analisi. Ma il progetto di agricoltore e veterinario trova un ostacolo. Qualcuno li sta controllando, ha già denunciato le presunte irregolarità alla procura. Chi sta cercando di scoprire se c'è un rischio diossina finisce indagato, al punto che viene persino permessa l'intercettazione telefonica. Non solo, si arriva al paradosso: un giorno si presentano anche i carabinieri dei Nas: vogliono sequestrare il maiale. Ma il maiale non c'è, deve ancora arrivare, i militari non ci credono, perquisiscono la cascina. Poi se ne vanno. L'intera storia, domani mattina, sarà ripercorsa davanti al giudice. E Ricali ha intenzione di raccontare tutto quello che sta accadendo a Parona. E sarà presente anche un pm.