Il viaggio nelle "dimore invisibili"
PAVIA Una quarantina di scatti, più qualche stralcio di intervista per mettere a nudo le "Dimore invisibili", le soluzioni abitative estreme, anticamera della strada, i luoghi dell'indifferenza, quelli che portano sofferenza e testimoniano l'instabilità e la fragilità insite in ognuno di noi. È l'ambizioso progetto di Giulio Merli (Broni, classe 1981), educatore di professione, fotografo per passione, ed è in mostra a partire da domani (inaugurazione ore 18) allo Spazio per le Arti contemporanee del Broletto. La mostra pone l'attenzione sui segnali di impoverimento e marginalità presenti sul nostro territorio: i senza tetto, le famiglie monogenitoriali, gli anziani soli sono le categorie che sempre più spesso si trovano in condizioni di estrema precarietà economica e psico sociale. Eppure, un desiderio li accomuna, quello di mantenere la loro intimità e domesticità, la voglia di collegare al proprio vissuto un'emotività; la voglia di casa anche in relazione a posti che di casa hanno ben poco. Giulio Merli in queste case ci è entrato, le ha fotografate, ha conosciuto gli abitanti, li ha frequentati e ascoltati, facendoli raccontare, e poi ha registrato tutto con l'occhio del reporter. «Volevo indagare i luoghi dove vivono queste persone – ci spiega –, luoghi che la cittadinanza non vede, non percepisce. Il progetto ha come obbiettivo l'analisi delle relazioni che intercorrono tra povertà e legami sociali, con un'attenzione particolare alla necessità di domesticità che c'è in ciascuno di noi». Di grande importanza è stato il tema del «come poter restituire il vissuto degli intervistati nel modo più oggettivo possibile», e Merli ha deciso di condividere da subito con loro le finalità del lavoro: «Sono riuscito a costruire questo lavoro grazie alle relazioni di fiducia che intercorrevano con queste persone. Sono andato a disturbarli a casa loro chiedendo il permesso di documentare la loro abitazione, con un patto iniziale per cui ogni cosa che avrebbero detto sarebbe stata condivisa prima di pubblicarla. Non ho rubato scatti, non ho messo in bocca cose non dette, e negli stralci di interviste ho estrapolato le frasi più significative». Un lavoro lungo, dunque, e difficoltoso, fatto di relazioni quotidiani e di storie di vita. Storie di soli uomini. «Soli uomini – precisa Merli – perché diciamo che il processo della persona senza dimora "donna" è diverso e si muove con variabili differenti: difficilmente si trova una donna da sola in strada, spesso ha un compagno e reti differenti». La mostra e il catalogo che la accompagna fanno parte del Progetto Regionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato di Piacenza. Collaterale a "Le Dimore Invisibili" l'associazione culturale Pavia Fotografia presenterà una selezione di scatti dei propri associati sul tema dell'invisibilità. La mostra "Dimore invisibili" è aperta fino al 6 maggio, orari: da lunedì a venerdì 16-19, sabato e domenica 10-12 e 16-19. Chiara Argenteri