Belsito riconsegna diamanti e lingotti

di Natalia Andreani winviata a MILANO Ha restituito al partito la Audi A6 che Bossi jr usava per andare in giro. Ma nella sede della Lega di via Bellerio ieri non è tornata solo l'automobile del "Trota". L'ex tesoriere Francesco Belsito, indagato per truffa aggravata ed appropriazione indebita, ha riconsegnato anche una valigetta blindata contenente 5 chili di oro - vale a dire 10 lingotti - e 11 diamanti: una parte del tesoro al quale i magistrati di Milano che indagano sulla distrazione di fondi stanno dando la caccia. Il Carroccio resta dunque nella bufera giudiziaria. Tanto che ieri, travolto dall'inchiesta sulle tangenti per la sanità in Lombardia, si è dimesso anche Davide Boni, presidente del Consiglio regionale. «Ho sentito la necessità di fare un passo indietro nel momento in cui il mio partito è continuamente sui giornali», ha detto l'esponente leghista al Pirellone. «Continueremo a fare pulizia. Andremo avanti finchè non sarà finita. La Lega è diversa», ha dichiarato intanto Roberto Maroni. Il bottino in oro e diamanti è stato reso ieri mattina dall'avvocato di Belsito, Paolo Scavazzi, arrivato da Genova a Milano col carico di preziosi. Ma all'appello, secondo gli inquirenti, mancano ancora 300mila euro di diamanti che, stando alle carte sequestrate, si troverebbero nelle mani della senatrice Rosy Mauro, uscita dalla Lega, ma rimasta vicepresidente dell'assemblea di Palazzo Madama, e del senatore Giampiero Stiffoni. La Mauro si è difesa minacciando querele e definendo falsa l'ipotesi investigativa riportata dalla stampa. Ma gli inquirenti avrebbero in mano la documentazione bancaria che attesta l'avvenuta consegna di diamanti per 300mila euro (cento e cento) a Mauro e Stiffoni. Documenti sui quali sarebbero presenti le firme degli interessati e sulla cui autenticità sono in corso accertamenti (se si dimostrassero false non resterebbe che ipotizzare la frode bancaria). Belsito avrebbe affermato che oro e diamanti sono stati comperati con i soldi della Lega. Ma allora c'è da chiedersi dove fossero custoditi sino all'altro ieri dal momento che nelle minuziose perquisizioni effettuate in ogni luogo nella disponibilità di Belsito non erano stati trovati. La procura - e per quanto di propria competenza anche la Corte dei Conti - è comunque al lavoro su diversi fronti di indagine. E c'è una mole gigantesca di documenti da esaminare nonchè di episodi da chiarire. I consulenti incaricati da pm stanno studiando la documentazione contabile recuperata nel quartier generale del partito. A palazzo di giustizia, inVece, nulla è arrivato dal Sindacato padano, la creatura di Rosy Mauro che sarebbe stata foraggiata con 800 mila euro l'anno e alla quale Belsito avrebbe versato almeno altri 2-300mila euro. La polizia giudiziaria non ha trovato ombra di bilanci nè di libri contabili. Non hanno trovato nemmeno un elenco degli iscritti: solo qualche ricevuta per l'affitto di sedi e nulla più. Dunque, allo stato, la contabilità «non è ricostruibile». Insomma un buco nero dal quale potrebbero nascere nuovi sviluppi d'indagine: ad esempio su una misteriosa sede che il sindacato avrebbe aperto in Sardegna e che in realtà potrebbe essere una villa. Accertamenti in corso anche sulla Editoriale Nord, la società proprietaria del giornale, della radio e della tv del partito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA