Inverno, 7 anni di carcere per gli abusi

di Maria Fiore wINVERNO Sette anni di carcere. Più 50mila euro di danni alla ragazzina. Un risarcimento, per ora, provvisorio, in attesa della causa civile. Si è chiuso con questa sentenza il primo processo sul caso di pedofilia a Inverno. Una vicenda che aveva fatto discutere il paese, e che vede ancora due persone sotto indagine, mentre per un terzo imputato il processo si aprirà a giugno. Ieri mattina la prima tappa giudiziaria (vista la pena, l'appello è quasi scontato) si è chiusa in abbreviato per Berengario Borromeo, 74 anni, di Inverno. Il pensionato, che doveva rispondere di violenza sessuale su minorenne, era stato arrestato insieme a Luciano Finotti, 63 anni, anche lui del paese, con l'accusa di avere abusato per mesi di una ragazzina di 12 anni disabile di Inverno. Borromeo, che è agli arresti domiciliari, ieri non era in udienza. C'era il suo difensore, l'avvocato Folchi Pistolesi di Voghera, che ha provato a ribaltare la versione dell'accusa e a strappare almeno la pena più lieve. Il giudice Anna Maria Oddone ha deciso invece per il massimo, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Paolo Mazza e partendo da una pena base di 10 anni e mezzo, ridotta per la scelta del rito. Davanti al giudice c'erano anche i genitori della bambina, parte civile con l'avvocato Silvia Casnici, che rappresenta in questo procedimento anche la ragazzina, affidata al Comune di Inverno (che invece non si era costituito, attraverso il sindaco Enrico Vignati, parte civile nel processo). «Siamo ovviamente soddisfatti – dice il legale Casnici –. Anche se siamo consapevoli che nessuna cifra e nessuna condanna potrà rimediare ai danni subiti dalla vittima». Il risarcimento sarà precisato in sede civile, anche alla luce delle perizie tecniche e psicologiche che sono state fatte sulla ragazzina, ma anche sul fratellino di 8 anni, che avrebbe, a quanto pare, assistito agli abusi sulla sorella. Era stato lo stesso bambino, con i suoi racconti («Mia sorella ha un fidanzato grande», diceva) a far partire le segnalazioni. Gli incontri tra la ragazzina e alcuni indagati, secondo la ricostruzione fatta durante le indagini e al processo, sarebbero avvenuti nel parco giochi di via Forni, alla frazione Monteleone. Le voci di questi incontri, che non erano sfuggiti ad alcuni residenti, avevano trovato un riscontro nelle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dal magistrato. Le stesse intercettazioni che hanno pesato nel processo, insieme alle dichiarazioni della ragazzina di 12 anni e del fratellino. E che, alla fine di febbraio, avevano portato all'arresto di altre due persone per la stessa vicenda, un fruttivendolo di 46 anni che abita a Santa Cristina e una guardia giurata che abita a Monteleone. Le indagini nei loro confronti sarebbero di fatto chiuse e la procura di Pavia si prepara alla richiesta di rinvio a giudizio. A giugno, invece, andrà a dibattimento Luciano Finotti (difeso dall'avvocato di Pavia Paolo Labollita) che era stato arrestato insieme al pensionato Berengario Borromeo e che si trova attualmente in carcere con la stessa accusa di violenza sessuale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA