In aula i segreti del bunga bunga
di Natalia Andreani winviata a MILANO Nicole Minetti vestita da Sister Act che cantava e si dimenava spogliandosi fino a rimanere in mutande. Iris Berardi al palo della lap dance con indosso soltanto una maglia del Milan e la maschera di Ronaldino che agitava il seno nudo davanti al padrone di casa. Berlusconi con le mani tra le cosce delle sue ospiti, Emilio Fede al suo fianco. Poi le sospirate buste bianche che il Cavaliere elargiva alle ragazze a fine serata: un regalo da duemila euro - quattro pezzi da 500 - per chi se ne andava dopo il bunga bunga, anche di più alle prescelte per trascorrere la notte in villa. E ancora il ruolo di Emilio Fede e Lele Mora nel reclutamento delle giovani da portare al presidente. E' stata un'udienza carica di tristezza ed emotività, con l'avvocato Ghedini pronto a porgere il fazzoletto alle testimoni in lacrime per l'imbarazzo. Processo Ruby, sfilano, convocate come testimoni dal pm Sangermano, le «olgettine» del «bunga bunga». La deposizione più lunga è stata quella della marocchina Iman Fadil che ad Arcore trascorse una decina di serate su invito di Fede. E secondo la quale l'allora premier era ricattabile dalla giovane Ruby e dai altri personaggi incontrati in villa: persone che potevano aver filmato scene compromettenti. Iman ha raccontato della Minetti che «faceva performance assieme a Barbara Faggioli indossando una tunica nera con un copricapo bianco e una croce sopra». Poi ha parlato delle somme cash che Berlusconi distribuiva alle ragazze. Ma anche degli attacchi di gelosia di Katarina, la montenegrina che sarebbe stata la fidanzata di Berlusconi. «Una sera svenne a tavola e Berlusconi rimase con lei per due ore. Quando tornò giù da noi, sentimmo un trambusto e i camerieri corsero ad avvisarci che Katharina si era buttata dalle scale». Poi le cene con le barzellette, la musica e, una sera, anche «il video satirico su Fini, un cartone che Berlusconi ci fece vedere su un Ipad che non sapeva accendere». In aula hanno però deposto, anche le amiche di Melania Tumino, la compagna di scuola di Nicole Minetti che pur non facendo parte del giro accettò una serata ad Arcore. E poi la stessa Tumino. «Accettai e mi prendo la responsabilità delle mie azioni. Ma alla fine ero sconvolta. E lo dissi anche a Nicole che lo riteneva uno svago e pensava non ci fosse nulla di male. Le dissi che non era un cosa esclusiva, spiegai che c'era un'eccessiva condivisione numerica. Ma Nicole era troppo coinvolta per vedere». «Io vidi Berlusconi infilare le mani tra le cosce e il sedere delle ragazze», ha aggiunto Melania precisando che anche a lei furono dati soldi. Intanto un misterioso telefonino irrimpe sulla scena del processo Ruby. Un cellulare, la cui scheda è stata recuperata ieri dalla polizia giudiziaria, che potrebbe fornire la prova di un tentativo di corrompere una testimone del processo a Berlusconi per indurla ad ammorbidire le dichiarazioni da rendere al pm. La teste in questione è Iman Fadil che ieri ha riferito di essere stata contattata, nel maggio del 2011, da un uomo che la aspettava sotto casa e che le disse di chiamarsi Marco ma che a suo dire non era italiano. Il ragazzo, di cui la teste ricorda solo gli occhi azzurri, «mi mise in mano un cellulare, un vecchio Nokia, dicendomi che la scheda era di una persona deceduta e che al momento opportuno sarei stata contattata per andare là. Io capii subito che là era Arcore. Mi chiamò cinque volte ci furono anche un paio di incontri a Milano. Io avevo paura, sapevo che era illegale. Lui mi diceva "prendi un taxi e vai", ma io continuai a rispondere di no. Lui diceva che era per i soldi. "se vieni prendi i soldi". Io quel taxi non lo presi mai . Anzi ne parlai col mio avvocato. Ho conservato quella scheda». ©RIPRODUZIONE RISERVATA