Fornero: senza riforma andiamo a casa

di Denis Artioli wROMA Se la riforma del mercato del lavoro non dovesse passare, il governo se ne andrà. L'aut aut sul disegno di legge, una sorta di ultimatum oppure un appello alla responsabilità dei partiti, arriva da Elsa Fornero. Il ministro del Lavoro è stato categorico ieri, nel corso di un convegno a Reggio Calabria. «Finora abbiamo ricevuto critiche per "troppa incisività" o "troppo poca incisività", ma su una cosa siamo decisi: andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare, andremo a casa», afferma Fornero. La maggioranza, quindi, è avvertita: l'esecutivo è pronto a lasciare se il ddl venisse affogato in Parlamento. Una decisa presa di posizione che fa il paio con le indiscrezioni circolate venerdì circa lo sfogo del premier Mario Monti con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulle difficoltà che il governo sta incontrando lungo il cammino delle riforme. Difficoltà causate dalla delicata convivenza con i tre partiti di maggioranza. Il ministro ieri ha parlato ai partecipanti al convegno della fondazione "Belisario" sul tema "Giovani, occupazione e sviluppo". In vista del prossimo vertice di maggioranza di martedì, ha anche detto, riferendosi alla riforma: «Vado a questo appuntamento con serietà e senza arroganza. Abbiamo lavorato bene e forse qualcuno ha cambiato idea rispetto alle posizioni precedenti». E' possibile cambiare idea, sostiene il ministro, «come è possibile cambiare qualcosa della riforma, nessuno dice che sia intoccabile. Ma rivendico che ha un suo equilibrio e una sua valenza generale. E' una riforma del lavoro per il Paese e non per compiacere sindacati, imprese o partite Iva. Punta a un mercato del lavoro aperto, inclusivo e dinamico». Circa le polemiche scoppiate attorno al disegno di legge, il ministro ha fatto notare che le critiche arrivano da sinistra e da destra: «C'è chi ci accusa di essere stati poco incisivi sul precariato, chi del contrario. E' evidente che una vera rivoluzione, forse, sarebbe stata quella di chiudere la riforma con pochissimi articoli, per esempio uno che riguarda i contratti, che dovrebbero essere tutti a tempo indeterminato, e l'altro che riguarda l'abolizione dell'articolo 18, discriminazioni a parte». Ma, ha aggiunto, sarebbe stato come vendere illusioni: «Il governo non ha ragionato seguendo gli interessi di una parte, ma guardando a quello generale, per il bene del Paese». Fornero è intervenuta anche sul caso-esodati, che ha portato in piazza migliaia di persone venerdì a Roma. In una lettera al Sole24Ore, il ministro ha assicurato che dopo i 65mila "salvaguardati", il governo cercherà una soluzione anche per gli altri. E ieri, a Reggio Calabria, il ministro ha rilasciato anche una dichiarazione che ha riacceso la polemica con gli industriali: «Gli esodati li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività». Affermazione accolta con «sorpresa e sgomento» da Confindustria. «Queste parole – è il commento arrivato in serata da viale dell'Astronomia – danno una rappresentazione del mondo delle imprese che non solo non trova riscontro nella realtà, ma è anche offensiva». Le imprese – sottolinea la nota di Confindustria – quando riducono il personale «lo fanno solo per necessità. Quanto poi ai costi del nostro sistema di welfare, Confindustria ha già avuto modo di documentare al Ministro, proprio in occasione degli incontri per la riforma del mercato del lavoro, l'importante onere economico che le imprese sostengono per pagarsi gli ammortizzatori sociali». Se in un periodo di crisi si cambiano le regole "in corsa", dice la nota «è responsabilità di chi decide di cambiare le regole, prevederne le conseguenze. Se non lo si fa, non si può imputare alle imprese alcuna colpa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA