L'ira del Quirinale sull'Italia dei furbi
Evasori posseduti da «logiche di rifiuto irresponsabile del dovere fiscale», speculatori accecati dal «calcolo individuale», cittadini in preda a comportamenti «particolarmente asociali di aperto disprezzo verso l'interesse generale» ed anche imprenditori che speculano «calpestando l'ambiente e la tutela del territorio». L'ira di Napolitano esonda agli stati generali del volontariato e della Protezione Civile e si abbatte sull'Italia «peggiore», quella dei furbi dai «comportamenti devianti», degli evasori, degli abusi edilizi, dell'illegalità diffusa. Una piccola parte del Paese che per fortuna non riesce a battere «l'Italia migliore, la parte speciale del Paese, quella del volontariato e della solidarietà ma che con «un intreccio complesso» pur esiste e va combattuta con ogni mezzo. Il richiamo del presidente della Repubblica è durissimo e senza possibilità di equivoci: «speculatori ed evasori fiscali portano avanti logiche asociali e di disprezzo del bene comune e non meritano di essere associati alla parola Italia», scandisce Napolitano alla platea attenta.