Senza Titolo

(segue dalla prima) di PIERANGELA FIORANI Uno scossone davvero pesante per Pavia che ha legato con orgoglio il suo nome e quello della sua facoltà di Medicina alle cliniche Maugeri (23 in tutta Italia) fin dall'inizio di un'avventura che ha segnato tappe importanti nella sanità italiana e internazionale. Comunque andrà a finire l'inchiesta, è grande la preoccupazione per il futuro di una realtà che dà lavoro a centinaia e centinaia di medici e di infermieri sul nostro territorio e che vede passare ogni giorno nei reparti e negli ambulatori migliaia di persone per diagnosi e cure di altissima specializzazione. Stupore e sgomento. Sono le parole che ora usano medici, ricercatori, dipendenti delle strutture Maugeri da Pavia a Montescano, fino al piccolo reparto di riabilitazione di Casorate. Nessuno di loro apprezza le dichiarazioni del presidente della Regione Formigoni che, di fronte all'ennesimo scandalo in cui il Pirellone è chiamato in causa, si è limitato a dichiarare: «E' una realtà privata come le altre 880mila della Lombardia, non compete al presidente farsene carico, ogni imprenditore è responsabile della propria azienda». Neanche una parola per i dipendenti. Certo Pavia ancora una volta finisce dentro una bufera che crea uno sconquasso pesante proprio dentro una realtà che è la sua prima ricchezza e che ora vede assai offuscata l'immagine complessiva di un mondo in cui molti continuano a lavorare con passione e dedizione e che vorrebbero salire agli onori della cronaca per le virtù e non per gli scandali. Nel pieno di questo mondo era arrivato un anno e mezzo fa il fulmine dell'inchiesta sulla 'ndrangheta al Nord con l'arresto dell'allora direttore sanitario dell'Asl Carlo Chiriaco, accusato di associazione mafiosa. A Chiriaco veniva anche contestato ad un certo punto il fatto che potesse aver favorito il ricovero a Pavia sotto falso nome del boss Francesco Pelle ritenuto il mandante della strage di Duisburg. Un'ombra passò in quell'occasione sulla Fondazione Maugeri: il boss allora 32enne era rimasto alcuni mesi nel reparto di riabilitazione della clinica pavese dove è stato poi scoperto e arrestato con un blitz degli uomini del Ros. Altra storia, altre vicende peraltro mai chiarite fino in fondo, perché lo stesso comandante del Ros Sandro Sandulli ha dichiarato che i responsabili di quel ricovero non sono mai stati scoperti. Ma altri ricoveri sospetti di personaggi di spicco della malavita organizzata sono stati segnalati nelle strutture sanitarie pavesi. Merito delle nostre eccellenze, certo, che attirano ancora tanti pazienti anche da fuori per le cure di valore che vengono prestate. Ma c'è da esserne fieri? Tutto il mondo della sanità pavese riceve ora una nuova pesante spallata. Le indagini diranno poi la verità fino in fondo. Oggi la nostra città vive momenti di preoccupazione e chiede al più presto chiarezza.