Espulsa Rosy Mauro, salvato Bossi jr
di Paolo Carletti wROMA Non le è bastato presentarsi di fronte al consiglio federale per una delle sue appassionate difese: Rosy Mauro è stata espulsa dalla Lega Nord. Stesso provvedimento è stato preso per l'ex tesoriere Francesco Belsito. Silenzio totale, e questa è la grande ambiguità del passaggio di ieri, su Renzo Bossi per il quale si parlava quantomeno di una sospensione. Ma, secondo quanto si riesce a carpire dalle bocche cucite dei lumbard riuniti a Milano, le dimissioni dal consiglio regionale avrebbero salvato il «trota» da una punizione severa. Le stranezze di questa fase di transizione decisiva per dare un futuro al Carroccio si moltiplicano però giorno dopo giorno. Se da una parte c'è l'evidente tentativo della famiglia Bossi di restare in sella ad ogni costo («mi prendo un anno sabbatico» va dicendo Renzo, alludendo a un prossimo rientro in politica), dall'altra la Lega si trova governata da un triumvirato dove con l'osannato Maroni e la Del Lago, c'è l'altro ex ministro Calderoli, molto legato ai Bossi e sul quale – notizia ufficiale di ieri – la procura di Milano sta effettuando accertamenti sulle distrazioni dei fondi della Lega Nord. Calderoli è citato infatti in alcune telefonate ritenute importanti dagli inquirenti. Che la «pulizia» invocata da Maroni, e soprattutto dalla base, stia procedendo in maniera non proprio lineare è la sensazione di molti. E anche il comportamento del Senatùr, ieri durante il «processo» all'eminenza nera del «cerchio magico», è illuminante. Nel comunicato del consiglio federale infatti si informa che le espulsioni sono state decise all'unanimità, evitando di puntualizzare che Bossi e il capogruppo alla Camera Reguzzoni erano fuori dalla stanza. «Non è vero – hanno cercato di correggere da via Bellerio – Bossi è rientrato al momento del voto». Ma al di là di ciò che la Lega vuole far apparire, una rinnovata unità, questa è ancora tutta da ritrovare e il consiglio di ieri è stato un passaggio dolorosissimo per l'ex cerchio magico, il cui estremo tentativo è di non perdere tutti i posti di privilegio che si era conquistato in questi anni. Secondo la versione ufficiale, Rosy Mauro (ieri si è scoperto che aveva assunto anche un nipote nel Sindacato Padano) è stata espulsa perché anche ieri, di fronte alla reiterata richiesta del consiglio di dimettersi da vicepresidente del Senato, ha rifiutato. La «nera», che era accompagnato dal bodyguard ritenuto suo amante, Pier Moscagiuro, ha gridato la sua innocenza. Ma non è stato sufficiente. «E' stato chiesto alla senatrice Rosy Mauro, dal presidente federale Umberto Bossi, dai triumviri – dice la nota della Lega – e da tutti i componenti del consiglio federale, di rassegnare le dimissioni dall'incarico di vicepresidente del Senato. Rosy Mauro ha però respinto la richiesta. A questo punto – conclude – il consiglio federale ha decretato all'unanimità l'espulsione dal movimento della stessa senatrice Mauro ritenendo inaccettabile la sua scelta di non obbedire a un ordine del presidente federale e del consiglio federale». Nessun riferimento all'inchiesta, e la comunicazione che il congresso federale per eleggere il nuovo segretario si terrà a Milano il 30 giugno e primo luglio. La Mauro ha commentato con amarezza: «Il rancore ha prevalso sulla verità. La mia è una epurazione già scritta, volevano un capro espiatorio». Ma non pensa alle dimissioni, almeno per ora. Di ieri anche la notizia della condanna per peculato d'uso a un anno di reclusione dell'ex presidente del consiglio regionale del Friuli Edouard Ballaman, autosospeso dalla Lega Nord. ©RIPRODUZIONE RISERVATA