Imu in valle Staffora Varzi decide gli aumenti
«La Comunità montana sta cercando di rendere omogenee le aliquote. Il nostro intento è quello di tenere basse le seconde case, perché per le prime ci sono le detrazioni che consentono di non gravare eccessivamente». Il presidente della Comunità montana dell'Oltrepo pavese conferma le preoccupazioni. «Tenere tassazioni alte per i nostri Comuni sarebbe un danno, proprio in questo periodo in cui stiamo cercando di sostenere il turismo locale». di Carlo E. Gariboldi wVARZI Tutto è pronto per le dichiarazioni dei redditi, salvo le aliquote Imu. In valle Staffora sono pochi i Comuni che hanno già deciso cosa fare. «Ci muoviamo in una grande confusione – commentavano ieri alla Ragioneria del Comune di Varzi – ogni giorno cambia tutto». Nonostante lo sconforto, a Varzi, principale centro dell'alta valle con 3.400 abitanti, stanno facendo i conti. L'obiettivo è garantire le entrate "storiche". Quel mezzo milione di euro che arrivava dall'Ici e poi dalle rimesse dello Stato. «Una cosa deve essere chiara – dice il sindaco Gianfranco Alberti – Non faremo cassa con l'Imu. Questa tassa va, per quanto riguarda la prima casa, al 50% allo Stato, noi ci tratteniamo solo la differenza». Varzi, rispetto al minimo fissato dalla legge (0,4% per la prima casa, 0,76% per le seconde, 1-2% per gli immobili rurali), dovrebbe attestarsi allo 0,5% per la prima casa, 0,8% per le altre abitazioni e allo 0,1% per gli immobili rurali. «Sui fabbricati rurali – spiega il sindaco – in realtà la tassa si applicherà in pochi casi, perché sono stati esentati tutti i fabbricati rurali strumentali all'azienda che si trovano nei Comuni montani». Qualche Comune della zona non ha ancora deciso nulla. «Aspettiamo – spiegano a Ponte Nizza – In ogni caso i contribuenti pagheranno sulla tariffa minima l'acconto di giugno: se ci sarà un intervento, avrà effetto con il conguaglio di dicembre. Questo prevede la legge». In realtà diversi sindaci hanno una fifa blu che il governo - per esigenze di cassa - cambi strategia in corso d'anno e rincari l'Imu ulteriormente. Per questo motivo molti, piuttosto che alzare l'Imu, hanno già ritoccato l'addizionale Irpef. Come ha fatto Bagnaria. Il sindaco Gianluigi Bedini l'ha raddoppiata, dallo 0,2 (uno dei livelli più bassi della provincia) allo 0,4% (che è il livello medio). A Bagnaria quell'intervento non è bastato. Anche perché non è un gioco da ragazzi far quadrare i conti con meno di 700 abitanti e un reddito medio di poco superiore ai mille euro lordi al mese. Così è quasi scontato che l'Imu a Bagnaria schizzerà allo 0,6% per le prime case, allo 0,9% per le seconde e allo 0,2% per gli immobili rurali. «Noi non possiamo fare altro – spiega sconsolato, ma anche indispettito Bedini – La gente deve sapere che questa Imu è una tassa statale al 100%. La metà dei proventi della prima casa va a Roma, il resto serve a mala pena a garantire la copertura dei costi storici. Noi sindaci non aumentiamo un bel niente. E comunque sarà dura garantire i servizi, in queste condizioni. Stiamo lavorando per la sopravvivenza, anche perché non abbiamo introiti dagli oneri di urbanizzazione, perché non costruisce più nessuno. La gente fa fatica ad andare avanti. E poi, per consolazione, gli si tassa la casa, l'unico bene che hanno. Se questa è giustizia, ditelo voi». Anche il Comune di Brallo è in attesa di decidere: «Non abbiamo ancora assunto un'indicazione precisa – spiega il vicesindaco Christos Chlapanidas – Ne parliamo da un mese, ma prima di decidere ci servono tutti i dati precisi. E' una questione delicata». Anche negli altri Comuni la questione Imu è in fase di valutazione da parte degli amministratori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA