«Cassa per chi resta senza lavoro»

di Simona Bombonato wSTRADELLA Il comunicato a firma congiunta Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt è stato inviato ieri con carattere di urgenza: se non produrrà effetti entro venti giorni partiranno volantinaggi e picchetti. Subito tavoli di confronto con le cooperative «per capire il sistema di scatole cinesi su cui si basa l'organizzazione del lavoro alla Città del libro», reclamano i sindacati. Il fax è stato spedito in mattinata all'indirizzo dei sei consorzi individuati da Premium Net - consorzio di Milano che gestisce l'area per conto di Ceva Logistics - che dovrebbero farsi tramite per organizzare il calendario di faccia a faccia tra le parti sociali e le singole cooperative, appunto. Obiettivo duplice: aprire tavoli di confronto sull'applicazione del contratto nazionale di categoria che i sindacati ritengono non venga rispettato e riconoscere la cassa integrazione in deroga agli addetti che restano periodicamente a casa per via dei cali di lavoro. In Ceva alcune cooperative applicano il lavoro a chiamata, resta da capire per quanti dei 200 addetti, se sulla base di turni stabiliti per non penalizzare nessuno e decisi da chi. «Ora come ora gli operai non percepiscono ammortizzatori – ripete Sergio Antonini di Filt Cgil – quando invece potrebbero beneficiare della cassa in deroga. Non basta dire "non c'è lavoro"». Contestazioni che hanno prodotto nel complesso dieci vertenze e tre cause di lavoro, e tante testimonianze in cui i lavoratori accusano una «gerarchia poco chiara che spesso genera decisioni arbitrarie». «Fino a poco tempo fa ci facevano lavorare una settimana sì e l'altra no – racconta uno di loro – Si veniva al lavoro a intervalli più lunghi. Adesso alcuni di noi vengono al lavoro un giorno sì l'altro no. C'è il timore che tutto questo venga fatto per complicare i ricorsi». Alla cooperative i sindacati chiedono chiarezza. Tempo massimo, entro fine mese.