Il Policlinico e il presidente immobiliarista
di PIERANGELA FIORANI Non siamo un'impresa immobiliare» dice il presidente del Policlinico Alessandro Moneta. Ancora: «Mi sono sentito offeso quando si è detto che avremmo costruito 300 appartamenti davanti a San Lanfranco». Cosa vuole fare il presidente? Edificare appartamenti da affittare e vendere a prezzi agevolati ai dipendenti (Chi li costruirà? Con quali regole? I pasticci che abbiamo visto su Punta est qualche domanda in più la pongono di questi tempi). E poi, ancora? Vendere terreni dell'ospedale vicino al Carrefour purché il Comune li renda appetibili. Costruire un eliporto che «potrebbe servire non solo al San Matteo ma anche ai privati» (quanto traffico e inquinamento porterebbe a pochi passi dall'ospedale? E cosa ci guadagnerebbe davvero il Policlinico?). Vendere la palazzina degli ambulatori in piazzale Golgi, previa garanzia di poterne trasformare la destinazione. Il San Matteo non è un'impresa immobiliare ma Alessandro Moneta mostra tutte le intenzioni di fare l'immobiliarista. La materia la conosce benissimo: porta il suo nome la legge regionale lombarda del 2005 in materia di urbanistica. E' deciso il presidente, in occasione del nuovo Pgt, a giocarsi le migliori carte del suo Monopoli, anzi di quello del San Matteo, che ha accumulato proprietà milionarie -miliardarie?- grazie alla generosità dei benefattori. Proprietà che forse meriterebbero di essere valorizzate diversamente anziché vendute. Alessandro Moneta parla di cascine in rovina ma anche lì pensa di portare cemento. Sono i terreni liberi tuttavia, molti ancora colorati di verde, che conviene mettere a reddito. Vendere, monetizzare, costruire. Parole che suonano strano per un ospedale che dovrebbe avere altri impegni e altri fini. A cosa serviranno i soldi recuperati dalle ricche alienazioni? Il presidente parla di ambulatori da fare altrove, di ristrutturazioni necessarie. E di denaro che non arriva più da Roma. L'apertura del Dea intanto slitta ancora di mesi (né Moneta si è speso in molte parole di rassicurazione qualche giorno fa quando, causa guai della Dec, Pavia ha espresso timori per il nuovo ospedale). Le vecchie cliniche sono di fatto dismesse da anni: lo sanno malati e dipendenti che cercano di tirare avanti nell'attesa di un trasloco più volte annunciato come imminente. Ebbene la paura adesso è che si conti di mettere tanti soldi in cassa, e subito, con la vendita dei gioielli di famiglia quando forse si potrebbe investire meglio sul futuro di quel patrimonio per il futuro dell'ospedale. Pavia polo della salute per vocazione (è vero che più della metà del Pil continua ad essere sostenuto da questo settore, ma ormai più per sottrazione di altre ricchezze) si è vista crescere accanto in questi anni nuovi colossi ospedalieri nel Sud Milano verso cui migrano tanti medici e infermieri formati nella nostra università, insieme a molti pazienti di queste parti. Ed è ancora da Milano che viene ora lanciato il progetto di una città della salute che rischia di far dimenticare la cittadella pavese e di impoverire definitivamente il nostro territorio. Il San Matteo - dice bene Moneta - ha un ruolo pubblico. Il San Matteo è, di certo, nel cuore dei pavesi. Sarà un'operazione immobiliare su vasta scala a rilanciarlo? E' un tema questo che merita riflessioni e discussioni davvero aperte.