«Mi accusano di furto per licenziarmi» Ora sarà processato
di Marianna Bruschi wSIZIANO «Mi hanno licenziato perché facevo proselitismo per la Cgil, e per cacciarmi mi hanno accusato di aver rubato delle scatolette di tonno». E' l'accusa di un dipendente di una logistica di Siziano, nel Pavese, che parla tramite gli avvocati dello studio milanese Bosi-Braini. Ora a distanza di un anno è stato rinviato a giudizio, si andrà a processo e gli avvocati vogliono dimostrare, con i testimoni, quanto raccontato dal dipendente. Un caso che era arrivato anche negli uffici della Camera del lavoro di Pavia, ma che poi è andato avanti per un'altra strada. «Era venuto da noi per far controllare la busta paga – spiega Sergio Antonini, Cgil trasporti – c'erano differenze notevoli rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale. Gli avevamo dato del materiale, da far vedere anche ai colleghi». Non era iscritto alla Cgil, ma aveva portato in azienda quel materiale per far vedere anche ai colleghi che nella logistica dove lavoravano da anni li pagavano troppo poco. «La direzione dell'azienda è venuta a saperlo – spiega l'avvocato Braini che difende il dipendente con patrocinio gratuito – e nel tempo record di tre giorni lo hanno denunciato penalmente e gli hanno intimato il licenziamento per furto di alcune scatolette di tonno che lui avrebbe rubato mentre faceva proselitismo in azienda». Da un anno non lavora. Nei giorni scorsi c'è stata la prima udienza del processo. «A denunciarlo sono stati altri due dipendenti dell'azienda – spiega l'avvocato Braini – ma uno dei due che non lavora più lì potrebbe raccontare quanto avvenuto davvero». I procedimenti ora sono due. Uno penale, per il furto. L'altro per il licenziamento. «Che è stato impugnato a Milano – spiega l'avvocato – per ottenere il reintegro in azienda». Una storia che in questi giorni in cui si parla di articolo 18 e licenziamenti diventa di estrema attualità. «Era un caso che avevamo seguito come Cgil», spiega Giovanni Romanelli, Cgil Trasporti. Se ne era occupato in particolare Antonini. «Ci eravamo messi in moto per rispondere all'azienda dopo aver saputo del licenziamento – spiega Sergio Antonini – ma poi si è rivolto a un legale esterno. Quello che sappiamo è che stava facendo vedere il materiale che gli avevamo consegnato sulla busta paga ai colleghi, è stato additato e fatto fuori». Ma l'appartenenza o la vicinanza al sindacato mette ancora a rischio il posto di lavoro? «E' già successo – spiega Antonini – Una nostra delegata alla Ceva di Stradella (Anna Giovinetti) aveva aderito a uno sciopero ed era stata sospesa, lasciata a casa senza spiegazione. In alcune realtà purtroppo c'è ancora questo atteggiamento, e altri lavoratori nostri iscritti sono nella stessa condizione». su Twitter @MariannaBruschi