Pgt, progetti del S. Matteo «Case per i dipendenti»

Capitolo eliporto: «Abbiamo già avuto parere positivo dall'Enav e dai vertici del 118». Alessandro Moneta spiega che l'area per i velivoli dovrà sorgere a poca distanza dalle torri del Dea. Il luogo non è stato ancora individuato, ma l'urgenza dovuta, ad esempio, al trasporto degli organi da trapiantare suggerisce un raggio estremamente ridotto rispetto ai blocchi delle sale operatorie. E rispondendo alla domanda di un consigliere comunale, Moneta si spinge oltre. «Non sta scritto da nessuna parte che l'eliporto debba servire solo al 118. Potrebbe, lancio un'ipotesi, diventare un punto di collegamento con gli aeroporti». Un nodo di interscambio, insomma, per il traffico che arriva dal milanese e che si raccorderebbe con l'autostrada. di Fabrizio Merli w PAVIA L'idea forte che il presidente del San Matteo, Alessandro Moneta, porta in commissione territorio è il «villaggio San Matteo». Appartamenti da affittare o vendere, a prezzi agevolati, ai dipendenti del polo sanitario. E una trentina di mini alloggi per i parenti dei ricoverati. Case che non verranno costruite davanti a San Lanfranco («mi sono sentito offeso quando si è detto che avremmo costruito 300 appartamenti lì»), ma a pochi metri di distanza, su un altro terreno. Ieri pomeriggio, la commissione si è riunita per ascoltare i progetti e le richieste di Moneta. Idee che in parte erano già note, come la creazione di un eliporto o lo spostamento di ambulatori e uffici amministrativi dal palazzo di viale Golgi. Moneta è partito da due premesse. La prima: il San Matteo è il motore economico della città. La sanità, pubblica e privata, incide per il 59 per cento sul prodotto interno lordo della città di Pavia. La seconda: il policlinico non pensa a speculazioni immobiliari, ma a una valorizzazione del patrimonio dalla quale ricavare risorse per investire e crescere. «Noi abbiamo un ruolo pubblico, – ha detto – con il trasloco dei reparti nelle torri del Dea, avremmo potuto mettere l'area delle vecchie cliniche sul mercato. Invece l'abbiamo ceduta all'Università a titolo gratuito. Noi non siamo un'impresa immobiliare». Resta l'esigenza di fare fronte ai tagli che il governo ha imposto a tutti. Quindi, se il policlinico si vuole sviluppare, deve vendere o valorizzare parte del patrimonio. Quale? «L'area a fianco del Carrefour – ha spiegato Moneta – che il Comune, se lo vorrà, potrà trasformare in commerciale o artigianale o industriale. Molte cascine presenti sul territorio comunale: prima ospitavano anche dieci famiglie, oggi rischiano di cadere in rovina. Sfruttarne i volumi non significherebbe togliere un solo metro quadro all'agricoltura. E poi il palazzo di viale Golgi, che venderemmo per realizzare una sede centralizzata di ambulatori e uffici. Naturalmente a patto che il Comune cambi la destinazione d'uso». Con il meccanismo della "perequazione", il San Matteo cederebbe al Comune il rettangolo di terra davanti alla basilica di San Lanfranco. In cambio chiede la possibilità di costruire, a poca distanza da lì, case per il personale. «Abbiamo 3.500 dipendenti – ha detto Moneta – e solo una piccola parte risiede a Pavia. Potremmo realizzare anche servizi, come una materna per i figli dei dipendenti». I consiglieri comunali hanno ascoltato le parole di Moneta. Critico l'intervento di Dante Labate, ex presidente della commissione territorio: «In due anni, sul Pgt non si è mosso nulla. Ora valorizziamo solo le aree del pubblico e siamo cauti con i privati».