Senza crescita e ripresa il ribasso continuerà
MILANO Una ripresa dai piedi di argilla. Troppi rischi ancora legati alla crisi dell'euro, i segnali di una frenata della Cina e all'orizzonte una possibile nuova bolla Internet. Sono questi i fattori che hanno portato ad una prima correzione delle Borse che in realtà potrebbe proseguire esattamente come accadde nella primavera del 2009. I mercati azionari, soprattutto quelli americani, nonostante le flessioni degli ultimi dieci giorni, rimangono ancora surriscaldati: dai massimi di fine marzo il Dow Jones ha già registrato una caduta di quasi cinquecento punti (per la precisione 565 pari al 4,24%) ma rimane comunque positivo ancora per quasi 300 punti. Basta un'altra settimana negativa come la scorsa per azzerare i rialzi da inizio anno e cominciare ad intaccare il bottino ben più consistente messo a segno dal minino di 10362 esattamente del 10 aprile 2011. Un anno fa il principale listino mondiale era venti punti percentuali più in basso. Ora gli analisti non prevedono tonfi di questa natura ma indubbiamente i motivi per un periodo difficile per le borse ci sono tutti. Innanzitutto a causa della recessione più profonda e prolungata. Lo ha ribadito ieri il Fondo Monetario Internazionale: l'indebitamento delle famiglie di molti Paesi nei cinque anni precedenti la grande recessione, iniziata tra il 2007 e il 2008, è ancora molto alto e, in assenza d'interventi mirati, gli effetti possono protrarsi per altri cinque anni dall'inizio della frenata, quindi fino al 2012-13. Poi ci sono i fattori più strettamente legati agli squilibri tra le singole aree geografiche: innanzitutto la frenata cinese, che risente della crisi europea e dell'insufficiente domanda interna, al punto da evidenziare persino un deficit commerciale inaspettato e preoccupante. Poi ci sono le tensioni legate al petrolio da alcune settimane stabilmente sopra i 100 dollari al barile, una misura che molti economisti giudicano insostenibile e causa di una recessione economica mondiale. Proprio ieri l'Iran ha minacciato di tagliare le forniture a Spagna e Grecia e mandato un segnale di avvertimento anche all'Italia. Ultima in ordine di evento, ma non di effetto, la frenata occupazionale negli Stati Uniti: venerdì a mercati chiusi in molte parti del pianeta per le feste Pasquali, è uscito il dato sui nuovi posti di lavoro creati a marzo. Solo 120.000 mila contro gli attesi 200.000. E senza ripresa dell'occupazione anche il pil Usa, l'unico che sinora non aveva dato segnali di cedimento, potrebbe virare al ribasso facendo cadere l'economia mondiale in una nuova recessione difficilmente contenibile con le solite ricette di incremento della spesa pubblica.a.d.s. ©RIPRODUZIONE RISERVATA