La Tanzania rifiutò i soldi del Carroccio

di Giovanna Trinchella e Natalia Andreani wMILANO Era un sistema, un metodo ereditato da chi lo aveva preceduto. Alessandro Marmello, l'autista body guard che ha filmato Renzo Bossi agguantare i soldi dei rimborsi, ha raccontato al pm di Milano Paolo Filippini come è diventato dipendente della Lega e in pratica badante del Trota cui «pagava» le spese vive, cioè benzina cibo e magari medicine prese in farmacia. Marmello portava in via Bellerio, sede della Lega Nord, le ricevute e incassava in contanti; mille euro ogni volta e quasi ogni settimana. L'ex consigliere regionale e rampollo del grande capo probabilmente incassava senza batter ciglio come aveva imparato a fare da tempo. Del resto è molto plausibile che Marmello avesse intuito che girava brutta aria; Belsito voleva farlo fuori e licenziare anche gli altri body guard del Trota, con tutta probabilità consapevoli delle fuoriuscite illecite di denaro dalla casse padane. L'ex tesoriere racconta le sue intenzioni a Nadia Dagrada, la responsabile amministrativa: «Ma no li mando via tutti e due (ragazzi della scorta di Renzo)... Mando via anche quel co....e di Marmello, tanto mi difendo da solo...». Agli atti dell'inchiesta milanese ieri sono stati acquisiti anche i video girati dall'uomo col telefonino che risalgono ad almeno cinque mesi fa. Filmati girati a tutela, appunto, di eventuali richieste di spiegazioni esterne e forse licenziamenti. Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati esclude per ora nuove iscrizione nel registro degli indagati perché l'analisi delle documetazione sequestrata è solo agli inizi. Ma potrebbero esserci state, come già avvenuto in passato, iscrizioni criptate di nomi eccellenti. E l'inchiesta si allarga, al punto che a farne parte ora ci sono anche le procure di Genova e Bologna. Intanto dopo l'interrogatorio del promotore finanziario Paolo Scala, sentito per tutto la giornata di venerdí, si è capito che gli investimenti all'estero del Carroccio non sono andati completamente a buon fine. Quattro milioni e mezzo transitati da un conto cipriota della Fbme Bank Ltd in Tanzania, con sportelli a Cipro e Mosca, furono tenuti in sospeso per un mese dall'istituto di credito africano perché la provenienza veniva considerata anomala e non affidabile. I soldi sono stati rispediti indietro e allocati sul conto del Carroccio di Banca Aletti a Genova, gli altri soldi - un milione e duecentomila euro gestiti sul conto cipriota - sono fatti rientrare solo in parte: 850 mila euro sono rientrati in Italia, su uno degli almeno quattro conti leghisti, e il resto dell'investimento sarebbero rimasti a Cipro. gli inquirenti vogliono verificare l'esistenza di ulteriori conti non direttamente intestati al partito e verificare l'esistenza di fondi neri, accantonamenti di denaro avvenuti nel tempo anche con rogatorie all'estero. I soldi usciti lecitamente oppure no dalla casse della Lega Nord sono uno degli obbiettivi dell'inchiesta come del resto i presunti beneficiati. Tra questi c'è Roberto Calderoli, citato ampiamente degli atti e in particolare nella informativa dei Carabinieri e anche nelle intercettazioni tra Belsito e la Dagrada. L'ex tesoriere, in particolare, parla di «altre somme per Cald» che non sa come giustificare. «In un anno si può fare», lo rassicura Nadia Dagrada. Il politico bergamasco, f uno dei triumviri nominati a gestire la transizione tra il segretariato di Umberto Bossi e il nuovo prossimo leader, sarebbe stato il mediatore di un prestito di 300 mila euro a favore di un cementificio. Soldi poi peró restituiti dall'impresa e quindi rientrati. Altri 50 mila euro sarebbero finiti al senatore veneto Piergiorgio Stiffoni che insieme a Roberto Castelli avrebbe dovuto verificare la gestione dell'ex tesoriere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA