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di Gabriele Rizzardi wROMA Fare pulizia, subito. Provare a ridare al Carroccio la credibilità persa con l'inchiesta sui fondi neri. Davanti al quartier generale di via Bellerio a Milano e in tutto il Nord, la base chiede di cacciare i «ladri» dal movimento e la vigilia di Pasqua diventa l'occasione per l'ennesimo vertice ad alta tensione tra Bossi e i fedelissimi Calderoli, Cota, Giorgetti e Speroni. All'appuntamento si presenta anche Roberto Castelli, che è stato il primo leghista ad avere dubbi sui conti tenuti dall'ex tesoriere Belsito e adesso fa da scudo umano al Senatùr: «Lui non sapeva niente...». Nell'attesa che venga fatta pulizia nei conti del Carroccio, Umberto Bossi cerca di capire cosa sia successo davvero, teme il peggio e prova a limitare i danni: «Io adesso devo stare lontano, devo stare un passo indietro. L'unica cosa che posso fare è cercare di tenere unito tutto, tenere unita la Lega, evitare che ci siano scontri tra i dirigenti. Li aiuto un po', faccio quello che posso...». E se il "capo" è preoccupato, Roberto Maroni (che a via Bellerio non si fa vedere) dice di non credere ai complotti, dichiara sciolta la sua corrente (quella dei "Barbari sognanti") e nell'attesa del congresso, pensa alle elezioni amministrative: «Lì dobbiamo vincere e affermare la nostra diversità». Ma, per riuscirci, è necessario cambiare registro. E l'ex ministro dell'Interno si mette subito al lavoro. «Pulizia, pulizia e pulizia, senza guardare in faccia nessuno» scrive Maroni sulla sua pagina Facebook. L'ex ministro dell'Interno e nemico giurato del "cerchio magico", invita i leghisti a presentarsi in massa alla festa «dell'orgoglio leghista» che si celebrerà alla Fiera Nuova di Bergamo martedì prossimo e promette alle camicie verdi un ritorno all'età dell'oro: «Rivoglio la Lega che conosco. Quella dei militanti onesti che si fanno un culo così sul territorio senza chiedere nulla in cambio». E ancora: «Adesso si gira pagina. Basta davvero. La parola d'ordine è motori avanti tutta. La Lega prosegue il suo progetto di cambiamento». Pulizia sarà fatta. Senza guardare in faccia nessuno. Ma da dove si comincerà? Nella Lega e tra i partiti, ci si interroga sull'opportunità di un passo indietro di Rosy Mauro dalla vicepresidenza del Senato. La «badante» di Bossi, come la chiamano i maroniani, avrebbe ricevuto da Belsito 29 mila franchi svizzeri, ma non solo. In ballo ci sarebbero anche i soldi (120 mila euro) sborsati per pagare visite mediche, diploma e laurea della Rosy ma anche del suo amante, Pier Giuramosca, poliziotto, attualmente in aspettativa e titolare di un contratto con la vicepresidenza del Senato. Una situazione «inaccettabile» per Giuseppe Valditara (Udc) che chiede le immediate dimissioni della Mauro e si dice pronto a «boicottare» i lavori d'aula presieduti da lei. Saranno i triumviri Maroni, Calderoli e Dal Lago a chiedergli di fare un passo indietro? Difficile immaginarlo anche perché lo stesso Calderoli, secondo le carte dell'inchiesta avrebbe ottenuto delle «somme». A rischio è anche la posizione di Renzo Bossi. Può il «Trota» rimanere nel consiglio della Regione Lombardia? «E' una valutazione che dovrà essere fatta...» ammette Stefano Galli, capogruppo della Lega al Pirellone e membro del consiglio federale. A chiedere le espulsioni «di chi ha perso i soldi» sono anche l'eurodeputato Matteo Salvini e il sindaco di Verona, Flavio Tosi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA