Camusso: non metteremo i padri contro i loro figli
di Maria Fiore wPAVIA «Si racconta che la difesa dei diritti dei padri sottrarrebbe tutele ai figli. Ma il Governo ha sbagliato i conti, pensando che la contrapposizione fosse diffusa in questo paese. Noi stiamo dimostrando che la difesa dei diritti, che non sono privilegi, possono unire tutti, giovani e anziani». Le parole di Susanna Camusso, leader della Cgil, scuotono i cuori e scatenano gli applausi. Quasi duemila persone, per ascoltarle, hanno riempito ieri mattina il teatro Fraschini. Tanti delegati sindacali. Molti lavoratori, che vivono sulla proprio pelle gli effetti della crisi e l'emorragia di posti di lavoro: 4mila dipendenti del settore edile sono rimasti a casa in 3 anni, mentre nel settore metalmeccanico si sono persi, in provincia di Pavia, 650 posti tra lo scorso ottobre e marzo. Fiscagomma, Sea Elnagh, Genset, Record, Brasilia, Cablelettra non sono solo nomi di aziende in crisi. Dietro ci sono persone, famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, lavoratori di 50 anni che tornano a vivere con gli anziani genitori. A Susanna Camusso hanno voluto raccontare la loro esperienza i lavoratori della Brasilia, che da sette mesi non prendono lo stipendio: «Sul lastrico ci sono 190 famiglie, come fa a crescere un Paese che punta solo sui tagli e sui licenziamenti? Bisogna ridare dignità al lavoro». E la parola d'ordine è riecheggiata nelle relazioni del segretario provinciale della Camera del lavoro di Pavia, Renato Losio, dei rappresentanti sindacali dei vari comparti e dei giovani dell'Udu, che attraverso l'intervento di Bernardo Caldarola ha difeso il diritto allo studio ma - a proposito dello scontro generazionale che la discussione sull'articolo 18 e la riforma del lavoro hanno trascinato con loro - ha anche chiesto spiegazioni: «Come può la rimozione di un diritto per qualcuno aumentare le nostre tutele? Questo non ci è stato ancora spiegato. Il Governo cerca di mettere i padri contro i figli, ma i giovani sanno che il problema sta da un'altra parte, nei tagli alla scuola, al sapere e alla cultura». E Susanna Camusso ha rincarato la dose: «Ai giovani è negato l'accesso al mondo del lavoro. Ma dare una risposta a loro vuol dire anche tutelare chi ha più di 50 anni e si trova senza lavoro e lontano dalla pensione. Con la riforma del governo Monti si è solo cominciato a parlare di precarietà, ma si è fatto troppo poco. Sull'articolo 18, su cui si è fatto invece un passo indietro con il reintegro dei licenziamenti per motivi economici, si è anche cercato di far passare l'idea che ci sono i conservatori estremisti, che saremmo noi, e il mondo della modernità responsabile, che invece andrebbe verso il futuro». Fatto sta che al teatro Fraschini ieri c'erano pochi giovani. Ancora meno quelli con contratti atipici. «Prevale la paura di ritorsioni», secondo la Camusso. Forse è per lo stesso motivo che in molte grosse aziende della provincia di Pavia, che utilizzano precari, il sindacato non è nemmeno presente: «Proveremo a porre rimedio», è la promessa del leader della Cgil. Che si commuove quando, sulle note di Bella Ciao, i lavoratori della Brasilia quasi l'avvolgono nello striscione che urla la loro disperazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA