Il Senatùr punta l'indice contro «Roma farabutta»

di Fiammetta Cupellaro wROMA Il giorno dopo le dimissioni da segretario nazionale, Umberto Bossi, travolto dall'inchiesta sull'ex tesoriere Belsito, è tornato subito in campo. E se la Lega Nord ieri si è svegliata nel caos, Bossi che è diventato il presidente del partito, ha trascorso gran parte della giornata nella sede del Carroccio in via Bellerio a Milano. Un «venerdì di passione» iniziato con l'accusa al nemico di sempre: a «Roma farabutta» colpevole «di averci dato questi magistrati, la mia impressione è che la faccenda puzza, sa tanto di organizzato. Noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, dell'Italia, uno Stato che non riuscirà mai ad essere democratico». Il Senatùr si è poi rivolto ai militanti frastornati, che lo difendono e parlano di un «complotto», lanciando un appello dai microfoni di Radio Padania a «non stracciare la tessera» e «a tornare in piazza con più carica di prima». Ma ieri è stata soprattutto la giornata del confronto politico tra Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli. I tre si sono visti per due ore nella sede di via Bellerio in un'atmosfera di tensione, con giornalisti e militanti in attesa fuori dalla porta. Un incontro nel bel mezzo della bufera mediatica causata dalle dimissioni e dalla valanga di intercettazioni, in cui si sono valutate le mosse per passare al contrattacco. All'orizzonte si avvicina un importante appuntamento elettorale, le amministrative. Nelle sezioni di tutto il nord, dopo la rottura con il Pdl e ora dopo l'inchiesta dei giudici napoletani e milanesi, i nervi sono tesi, l'allarme massimo. Alla fine dell'incontro, nessuna dichiarazione scioccante né da parte di Bossi che è uscito per primo alle 18, né da parte degli ex ministri rimasti per un ulteriore faccia a faccia. «Abbiamo fatto il punto della situazione - ha detto Maroni - e discusso delle iniziative da prendere già dalla prossima settimana». Quali iniziative? «Intanto ci sarà la riunione del comitato amministrativo delle Lega e poi ci metteremo al lavoro sulle iniziative politiche del Movimento per garantire la trasparenza finanziaria dei partiti». Ma mentre le agenzie rendevano pubblici gli interrogatori delle due donne della dirigenza leghista Daniela Cantamessa e Nadia Dagrada, che sembrano inguaiare sempre di più l'ex segretario del Carroccio, nel partito ora affidato al «triumvirato», è iniziata la fase della «resa dei conti». Intorno alle 20, dieci componenti su 16 del direttivo provinciale della Lega Nord di Varese, di ala 'maroniana' hanno annunciato la richiesta di sfiducia del segretario Maurilio Canton la cui elezione imposta da Bossi per acclamazione fu duramente contestata al congresso di ottobre. L'intenzione dei dirigenti vicini all'ex ministro degli Interni, è contenuta in una lettera inviata al segretario nazionale della Lega lombarda Giancarlo Giorgetti e verrà formalizzata al prossimo direttivo. La richiesta che potrebbe portare al commissariamento è legata alla partecipazione di Canton alla manifestazione di giovedì davanti alla sede federale del partito dove aveva distribuito volantini in cui Roberto Maroni veniva definito traditore. Immediata la reazione di quello che sembra la prima vittima delle «epurazioni»: «Ufficialmente non ho ricevuto nulla. Quando sarà votata ne prenderò atto. Non c'è da vergognarsi a dare il proprio sostegno al segretario federale Bossi». E nei confronti di Maroni, il Senatùr, dopo l'abbraccio in via Bellerio, ha adottato temi concilianti. Almeno per il momento. Davanti ai militanti che giovedì pomeriggio avevano violentemente contestato "Bobo", ha solo ammesso l'esistenza di una corrente maroniana: «Non è un Giuda, ha semplicemente fatto una specie di corrente, questa qua "i barbari sognanti", quella roba lì. Non penso sia con me, però non è neppure contro di me». E a proposito del tema della successione, Bossi ieri non ha escluso una sua eventuale ricandidatura. «Non ho ancora deciso se mi ricandido, lo dirò quando faremo il congresso». Un pensiero, in questa giornata difficile è andato anche all'amico Berlusconi che aveva sempre definito Bossi l'alleato più fedele. «Penso ci sarà rimasto anche male». ©RIPRODUZIONE RISERVATA