«Antonio, ti prego di tornare»

SAN GENESIO «Per Pasqua rivoglio mio figlio a casa». Placido Calabria, il papà di Antonio, lancia l'appello con le lacrime agli occhi, sperando che il messaggio arrivi al figlio, ovunque si trovi. Accanto c'è la moglie, Francesca Sciurti, nella casetta di San Genesio comprata con tanti sacrifici qualche anno fa. «Lavoriamo entrambi come magazzinieri, si fa fatica a portare i soldi a casa ma non abbiamo mai fatto mancare nulla a nostro figlio», dicono i genitori, che da lunedì sera vivono ore di angoscia, in attesa di una telefonata, di un messaggio che però non arrivano. Il papà di Antonio prova a riflettere sulle ragioni che hanno spinto il figlio ad allontanarsi. «Forse sono stato troppo duro e severo con lui – si sfoga il genitore –. Ma solo perché voglio il suo bene. Visto che non va a scuola gli avevo trovato un lavoretto da 200 euro al mese, lui l'ha rifiutato. Mi accusa di non dargli quello di cui ha bisogno. Ce l'ha con me se la nostra famiglia non ha molti soldi. Ma io faccio quello che posso». Lunedì mattina il genitore ha visto lo zaino del figlio, preparato. «Ma non ci ho fatto caso, non pensavo ci fosse un piano per scappare – si tormenta il padre –. Ora non chiedo altro che torni a casa, dalla sua famiglia».