LE VOCI DELLA PROTESTA
«Lo ribadisco: ci sono interlocutori interessati a rilevare l'azienda. Mi riferisco a gruppi industriali dello stesso settore in cui opera Brasilia». Renzo Scinaldi, segretario territoriale Fiom, apre uno spiraglio di ottimismo sul futuro: «Questa realtà è solida, ha know how, settanta brevetti industriali, ha mercato e ordini. Bisogna subito mettere in campo tutte le soluzioni suscettibili di salvarla. La proprietà? Ancora nessun segnale». «Come si tira avanti senza stipendio da sette mesi? Male». Antonino Barcella, in Brasilia dal 2000, è il ritratto della disperazione. Ma non della rassegnazione. «Personalmente ho bloccato il mutuo e tiro avanti con i risparmi ma non so fino a quando. Basta con le false promesse e gli impegni disattesi, ormai non ci crediamo più. Ora vogliamo vedere il bonifico in banca degli stipendi e vogliamo tornare a lavorare, a produrre. E' la nostra vita». Alessandro Fregosi impugna una bandiera tricolore davanti ai cancelli chiusi di Brasilia. «Per fortuna mia moglie lavora e posso permettermi ancora di fare la spesa. Ho mutuo, due figli, il conto in banca si sta sempre più assottigliando». La speranza? «Non l'abbiamo persa del tutto, ma più passa il tempo con gli impianti fermi e più Brasilia perderà clienti e posizioni di mercato. La proprietà deve rendersene conto, si tiri in disparte se non ce la fa più». «La situazione è drammatica», mormora Massimo Finotello, delegato Fiom, in Brasilia da tredici anni. «Siamo disorientati e sconcertati, da febbraio a oggi non è cambiato nulla, anzi le cose se possibile sono peggiorate, nonostante le promesse che sono state fatte dalla proprietà. Si sono accumulati altri stipendi arretrati, non èpossibile andare avanti così. Questa azienda è sana, ha mercato, il portafogli ordini è stragonfio. Assurdo essere finiti in queste condizioni».