Quella tomba celata ai ladri e dimenticata per secoli
Ecco un passo del libro di Antonello Sacchi, "Sant'Agostino a Pavia". Si intitola "La riscoperta delle reliquie". Sant'Agostino riposa dal 725 circa nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro: è una reliquia insigne che dona lustro alla città e al monastero che ha il privilegio di custodia. Una reliquia che può dunque essere rubata o «presa a prestito» forti dell'appoggio del potente di turno. In Pavia è ancora viva l'eco di quanto è accaduto alle reliquie di Epifanio. Il corpo di Agostino è nascotso così bene in Basilica che se ne perde memoria... Da varie testimonianze sappiamo che nell'Alto Medioevo la tomba di Agostino era ben riconoscibile e addirittura avvicinabile per permettere ai pellegrini il contatto con un indumento o un velo. Testimonianza di questa accessibilità sono le donazioni di reliquie - e quindi inevitabilmente l'apertura del sarcofago - che a più riprese vengono effettuate. In epoca viscontea continuano le testimonianze della presenza delle reliquie... Dal 1331 i Canonici Regolari Mortariensi che avevano cura della Basilica e delle reliquie sono affiancati dai frati Eremitani, che ottengono numerose donazioni al punto da poter realizzare un'Arca sul modello di quella di San Domenico a Bologna e di San Pietro Martire a Milano. Nel 1499 un testamento parla del possibile trasferimento delle reliquie, mentre sul finire del sec. XVI i Canonici Lateranensi, che il cardinale Raffaele Riario ha sostituito ai Canonici Mortariensi, rinnovando la cappella del transetto settentrionale dedicata a Sant'Appiano, ritrovano le sepolture del titolare della cappella e degli altri santi le cui reliquie erano giunte dalla Sardegna. Per commemorare questo fatto i frati commissionarono un affresco, oggi non più esistente, che probabilmente raffigurava la sepoltura del corpo di Agostino alla presenza di re Liutprando e del vescovo Pietro. Per secoli dunque la stupenda Arca di Sant'Agostino è un cenotafio. Fino ad un colpo di piccone inferto a fine sec. XVII...