«250mila euro per i figli di Bossi»
di Giovanna Trinchella wMILANO Almeno mezzo milioni di euro per la Lega. E forse è solo la punta dell'iceberg. Ai figli di Umberto Bossi, secondo gli inquirenti, sarebbero andati almeno 250 mila euro per le loro spese; il diploma di Renzo, ma anche vacanze e alberghi, campagna elettorale. O almeno è quello che Francesco Belsito, il plurindagato tesoriere della Lega per appropriazione indebita riciclaggio e truffa, racconta al telefono. Altri 300 mila sarebbero finiti nelle casse del sindacato padano, la cui ex vice presidente del sindacato padano è stata Rosi Mauro, beneficiaria degli esborsi di dalle casse del Carroccio da parte di Belsito. La senatrice avrebbe intascato anche 30 mila franchi svizzeri, almeno questo racconta il genovese al telefono. Tutti racconti che devono trovare riscontri, ma che gettano un'ombra sempre più fosca su Umberto Bossi. Ieri però è stata la giornata degli interrogatori e dell'apertura della cassetta di sicurezza dopo l'ok della Camera. Tanti, tanti documenti. Hanno trovato questo gli uomini della Guardia di Finanza, ieri sera, nella cassaforte di Francesco Belsito alla Camera dopo l'ok del presidente Gianfranco Fini. E in quelle gli inquirenti sperano di trovare molte risposte alle oscure operazioni gestite dal plurindagato tesoriere della Lega, Francesco Belsito, che deve rispondere di appropriazione indebita aggravata, riciclaggio e truffa aggravata. Ma la giornata di inchiesta delle tre procure coinvolte, Milano Reggio Calabria e Napoli, ha visto tutti i pm sentire a turno i primi testi e un indagato. Ieri mattina sono state sentite Daniela Cantamessa, segretaria personale di Umberto Bossi, Nadia Dagrada, responsabile amministrativo e responsabile dei gadget della Lega, e Tiziana Vivian, impiegata nella segreteria della sede romana del partito. Le signore, tutte testimoni, hanno spiegato ai pubblici ministeri come venivano gestiti i conti, quali erano le procedure per le entrate e le uscite del denaro, i ruoli e le responsabilità. Un quadro che servirà agli inquirenti per approfondire anche le posizioni di Umberto Bossi, i suoi figli e la senatrice Rosi Mauro. Tutti beneficiari di soldi pubblici estratti dai conti della Lega. Almeno tre quelli per ora individuati dagli inquirenti, ma il sospetto è che possa esistere anche conti sconosciuti e segreti su cui potrebbero essere finiti soldi pubblici. L'ottanta per cento dei bilanci del Carroccio è infatti, hanno accertato gli inquirenti, con i rimborsi elettorali. Dagli interrogatori è emerso che Belsito portava i documenti e la Dragada contabilizzava: eseguiva ordini e non faceva domande, né pare sospettasse che il tesoriere facesse operazioni illegittime. «Sono tranquilla, non è stato faticoso rispondere» ha detto lasciando la Procura la signora Cantamessa. È stato invece secretato il verbale di dichiarazioni di Paolo Scala, promotore finanziario, che risponde di riciclaggio a Reggio Calabria e concorso in appropriazioni indebite a Milano. Scala è stato sentito dagli inquirenti calabresi e sarà sentito dai magistrati milanesi. La sua, come la definisce il suo avvocato, è una posizione «delicata e complessa». È lui l'uomo che per gli inquirenti ha gestito gli oltre sei milioni di euro finiti in un fondo cipriota e pare depositati in una banca della Tanzania. Affare in cui è coinvolto Romolo Girardelli, detto l'ammiraglio, cui gli inquirenti calabresi contestano il riciclaggio aggravato dalla finalità di mafia. Un aspetto che fa ipotizzare agli inquirenti calabresi che possano essere stati mischiati ai soldi fuoriusciti dai conti della Lega anche soldi della criminalità organizzata. «Siamo fiduciosi, capire il sistema non sarà agevole anche se confidiamo in risultati rapidi», dice il pm della Dda di Reggio Calabria, che in serata è rientrato in Calabria. «Ci rivedremo dopo Pasqua perché le indagini congiunte devono essere condotte in modo da avere un coordinamento». Certo è che la finalità dell'indagine calabrese mira anche a scardinare i rapporti pericolosi che Belsito ha potuto allacciare con la 'ndrangheta. Una prospettiva inquietante che però avrebbe già trovato riscontri più che positivi. Già nei prossimi giorni gli investigatori analizzeranno tutto il materiale sequestrato nella sede di via Bellerio e nelle abitazioni degli indagati. Dall'analisi delle mail e dei documenti chi indaga si aspetta molto, ordini per esempio ricevuti da Belsito, indicazioni e altro. Devono trovare riscontri anche le tantissime intercettazioni alla base della nota dei carabinieri del Noe in cui Belsito a vari interlocutori fa l'elenco delle spese per i figli di Bossi, dal diploma alla campagna elettorale e per lo stesso Senatùr in persona con la ristrutturazione della villa di Gemonio. A breve i pm avranno l'esigenza di sentire tutti. Dovrà spiegare Bossi perché Belsito ha versato quei soldi a lui e alla sua famiglia, perché i finanziamenti sono stato decisi e perché a fronte dell'inchiesta ormai sono stati revocati come chiedeva a gran voce Roberto Maroni. E anche l'ex ministro dell'Interno potrebbe essere testimone dell'inchiesta. Magari potrà anche spiegare se, insistendo sulle dimissioni di Belsito, aveva qualche sospetto sulla gestione della casa e a chi andassero quei soldi. Compresi Bossi e la sua famiglia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA