Brasilia, catena umana e presidio dei lavoratori

Dopo il summit di ieri pomeriggio in prefettura, l'assessore provinciale alle attività produttive, Franco Osculati, oggi alle quindici sarà in azienda a Retorbido per incontrare i lavoratori di Brasilia. «Qualche segnale positivo, sulla disponibilità della proprietà a continuare il proprio impegno e a riprendere l'attività produttiva c'è stato – sottolinea Osculati – ma ovviamente dopo le promesse attendiamo i fatti concreti. La speranza è che la produzione possa riprendere, sia per l'aspetto sociale che riguarda i lavoratori e le loro famiglie, che su quello industriale». di Roberto Lodigiani wRETORBIDO Oggi pomeriggio la catena umana per abbracciare simbolicamente uno stabilimento che per loro rappresenta il lavoro e una ragione di vita, giovedì dalle 14 alle 17 nuovo presidio davanti all'azienda. Sono le forme di protesta decise dai lavoratori della Brasilia di Retorbido, da ieri mattina in assemblea e in sciopero non stop. «Massiccia» l'adesione per il sindacato che attende dalla proprietà segnali sulla disponibilità a riprendere un dialogo che si è bruscamente interrotto dopo il mancato pagamento entro marzo degli stipendi arretrati (dal settembre scorso è stato versato ai 150 dipendenti solo l'acconto di una mensilità) e l'annuncio del ritorno della cassa integrazione da inizio aprile. Quel segnale, se non a Fiom-Cgil e Fim-Cisl, la famiglia Rossi, principale azionista del gruppo industriale, in realtà lo ha mandato. Lo ha fatto ieri pomeriggio, nell'incontro convocato dal viceprefetto Argentieri al palazzo del Governo di Pavia, al quale ha partecipato anche l'assessore provinciale alle attività produttive, Franco Osculati. La proprietà, stando a quanto si è potuto apprendere, ha confermato l'impegno a reperire una linea di finanziamento che consenta di riprendere l'attività produttiva, ferma ormai da settimane. Alcuni passaggi formali in tale direzione sarebbero già stati compiuti e nelle casse dell'azienda sarebbe già entrata una somma in grado - così è stato spiegato - di non allontanare i fornitori. Insomma, di tenere ancora in piedi la struttura produttiva. Le parti si sono lasciate con la tacita intesa di ritrovarsi al più presto, tutt'al più, la settimana dopo Pasqua, quando a promesse e impegni formali dovrebbero seguire i fatti concreti. Resta dunque un filo di speranza sul futuro di Brasilia, polo industriale per le macchine da caffè (al quale fa capo anche la ex Gino Rossi di Pontecurone, 50 dipendenti) che conserva posizioni di mercato e ha un ricco portafoglio ordini, ma la cui produzione è ferma per crisi di liquidità. Un paradosso dalla cui soluzione dipendono il futuro dei due stabilimenti e di quasi duecento lavoratori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA