«In Vaticano qualcuno sa» Orlandi, mistero infinito

di Natalia Andreani wROMA L'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi potrebbe non arrivare a un processo. Ma in Vaticano qualcuno potrebbe, se solo volesse, raccontare come andarono le cose. E' questa la convinzione espressa dai magistrati della procura di Roma sui misteri legati al destino di Emanuela, la quindicenne scomparsa a Roma, in circostanze ancora oscure, il 22 giugno del 1983. «Una novità importantissima», ha commentato il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, davanti alla presa di posizione di pm. «Ora mi aspetto una risposta ufficiale dal Vaticano: questo silenzio sta diventando imbarazzante. Penso che i magistrati conoscano i nomi di queste autorità e mi auguro che siano sentite o che siano loro a farsi avanti», ha aggiunto Orlandi che non ha mai smesso di battersi per conoscere la verità. Meno condivisibile, secondo Orlandi, è la decisione, presa dai pm, di non procedere all'apertura della tomba di Renatino De Pedis, il boss della banda della Magliana tumulato tra i beati nientemeno che nella basilica di Santa Apollinare. I motivi per i quali a De Pedis, che certamente ha avuto un ruolo nel caso Orlandi, sia stata concessa una tomba tanto onorevole, non è mai stato chiarito. Pochi giorni fa il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ha confermato, durante un'audizione in Parlamento, che ad autorizzare la tumulazione in Santa Apollinare del criminale romano fu il cardinal Ugo Poletti, pezzo da novanta delle gerarchie vaticane e allora presidente della Cei, la Conferenza episcopale italiana: un nulla osta della Santa Sede che porta la data del 10 marzo 1990 e sembra arrivare su richiesta dei familiari del boss ammazzato un mese prima - il 2 febbraio- e inizialmente sepolto nel cimitero del Verano. «La decisione di non aprirla mi stupisce perché l'orientamento iniziale era diverso, anche se non ho mai pensato che dentro quella tomba potessero esserci i resti di Emanuela», ha detto ancora Pietro Orlandi. I sit in e le manifestazioni per reclamare la verità su Emanuela, figlia di un dipendente dello stato pontificio, non si sono mai interrotte. La procura ha chiarito che nel mistero non c'entrano nulla Alì Agca e i Lupi grigi, sui quali si è indagato per anni. C'entrano pezzi della banda della Magliana che avrebbero avuto un ruolo soprattutto durante la prigionia dell'ostaggio e probabilmente durante la sua eliminazione. Ma sul resto è ancora buio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA