Idroscalo, un angolo dimenticato

Pavia L'hangar sul Ticino, la storia e l'abbandono. L'idroscalo è una pagina nell'album degli interventi incompiuti a Pavia. Ma è anche uno spicchio di storia. Sono passati 86 anni da quando, la mattina del primo aprile 1926, un aereo della Società italiana servizi aerei, decollato da Torino con a bordo quattro persone paganti e diversi sacchi di posta, era atteso a Pavia per l'inaugurazione della prima linea aerea commerciale italiana. Ad attenderlo c'erano l'allora capo del governo Benito Mussolini accompagnato da diversi ministri e gerarchi mentre una nutrita folla di curiosi era assiepata nelle vicinanze del nuovo edificio costruito a sud del Ponte coperto per il ricovero degli aerei. Rappresentava di fatto il primo scalo sul Po prima di Venezia e Trieste, meta finale della tratta. Si narra che quella stessa mattina una delle strutture approntate per accogliere il pubblico crollò causando diversi contusi fra l'imbarazzo delle autorità presenti che presto lasciarono la zona. Quasi un segno premonitore che anticipava un futuro non certo roseo. L'hangar sul fiume continuò a funzionare per alcuni anni ma, poco prima della guerra, venne chiuso. Solo quattro anni dopo venne realizzato il nuovo idroscalo di Milano, da tempo riqualificato. Invece per l'idroscalo pavese sono incominciati i tempi bui. Negli ultimi anni si è parlato di un progetto di riqualificazione dopo l'acquisto da parte dell'imprenditore Carmine Napolitano che se lo aggiudicò anni fa per un miliardo di vecchie lire. Lo stesso imprenditore nel 2007 aveva assicurato che il vecchio hangar sarebbe stato ristrutturato entro la fine di quell'anno con l'idea di realizzare un ristorante e una sala convegni, poi non però se ne fece più nulla. A niente sono valsi i ripetuti inviti per una ristrutturazione dell'edificio, l'ultimo arrivato dallo scultore Marco Lodola. Massimiliano Scala