Il futuro che sboccia sotto i nostri occhi

SEGUE DALLA PRIMA Una voce che sintetizzasse in poche e semplici parole cosa si appresta a portare nelle nostre vite. Ci piacerebbe che, pur venendo incontro a tutti, il futuro avesse – come un paio di scarpe o un vestito fatto su misura – la taglia giusta per ciascuno, così da poterlo utilizzare all'istante. Senza dovercisi abituare. Dal futuro pretenderemmo soprattutto una cosa: che arrivasse davvero dal futuro. Da qualche mondo che c'è ma non si vede perché sta nascosto appena un po' più avanti dei nostri giorni, dietro l'angolo del tempo. Del futuro è difficile invece intuire la cosa più semplice. Ovvero che è già qui sotto i nostri occhi. Sboccia accanto a noi, accostando infiniti e spezzettati dettagli che a poco a poco si affiancano, si compongono, si compongono in una costruzione sempre più complessa e in continua evoluzione. Soprattutto di questi tempi in cui la politica è chinata prevalentemente su se stessa - nel migliore dei casi consapevole di essersi smarrita nel deserto che essa stessa ha creato, nel peggiore dei casi assisa su troni tarlati che non si decide a consegnare al robivecchi – il futuro che può cambiare la vita di un territorio parla per bisbigli. Procede per notizie che anche sui giornali prendono poco spazio. Ad esempio il Polo Tecnologico di via Cuzio, a Pavia, che senza tante cerimonie e tagli di nastri si sta riempiendo di imprese che accettano nuove sfide. Oppure, sempre di più, piccoli Comuni che nel Pavese, in Lomellina, in Oltrepo imparano a condividere risorse, ottimizzandole. Altri lampi di futuro? Vini di pregio delle nostre colline, che grazie a produttori capaci di coniugare innovazione e radicamento alla terra si sono fatti onore al Vinitaly di Verona e andranno in giro per il mondo. Ma quando accadrà che spicchi di mondo verranno a scoprire castelli e risotti di Lomellina? Magari ospitati sui treni riattati delle linee che corrono verso Vercelli, verso Alessandria e che, finora, sono lasciati andare in malora assieme alle loro stazioni? Un altro esempio di futuro giunto sin qui? In due collegi universitari pavese, il "Giason del Maino" e il "Volta" proprio in questi giorni sono state presentate alcune nuove stanze per studenti disabili. Sono ambienti progettati con l'aiuto della domotica – la disciplina che utilizza tecnologie e saperi disponibili per adeguare gli spazi abitati, e in particolare le case, alle esigenze di chi le abita. In questo modo per una prima, piccola parte dei duecento studenti disabili (ipovedenti, variamente impediti nella mobilità, etc) che frequentano l'università la sfida di ogni giorno sarà un pochino meno ardua. La domotica e la robotica di servizio (un settore produttivo dove il "made in Italy" va forte) sono alcune delle porte di servizio da cui silenziosamente il futuro sta entrando nelle nostre vite. Queste nuove discipline - riplasmando gli spazi abitati, rendendo accessibili azioni e attività che l'handicap, la malattia o la vecchiaia, almeno fino ad oggi, impediscono - stanno già predisponendo il futuro che sarà. Per ora è uno spicchio accessibile a pochi: sono 200 gli studenti disabili iscritti all'ateneo pavese e – con quelle inaugurate negli scorsi giorni - giusto sei le stanze "domotiche" disponibili nei collegi. Eppure, rispetto alle altre università italiane, quella di Pavia pare essere tra le più attrezzate nel fronteggiare l'handicap. Pavia, e tutte le località della provincia, saranno davvero capaci di fare la loro parte nell'abbattere le barriere di ogni tipo – spaziale, comunicazionale, culturale – che costituiscono un ulteriore peso calato su chi, non importa l'età o la collocazione sociale, è già portatore di handicap spesso non lievi? Girando per uffici pubblici e scuole, negozi e ospedali, per non parlare dei trasporti pubblici – a cominciare dalle ferrovie - si può verificare come di strada da fare ce ne sia ancora parecchia perché il futuro possibile arrivi davvero sin qui. Accessibile nella vita di ogni giorno.