«Tasse rozze, ma meglio della Grecia»

di Gabriele Rizzardi wROMA Nega di aver fatto marcia indietro e archivia le polemiche con i partiti. Assicura che l'Italia non è stata «focolaio» di una crisi che «è quasi finita», dice di aspettarsi buoni risultati dalla lotta all'evasione e ricorda che è meglio pagare le tasse che finire come la Grecia. La visita di Mario Monti a Pechino, studiata per convincere i cinesi ad investire in Italia, si conclude con una conferenza stampa che offre al premier la possibilità di rimettere a posto tutte le tessere di un puzzle che le roventi polemiche degli ultimi giorni hanno mandato all'aria.L'opera di ricomposizione parte dalla tessera del fisco. Ai contribuenti che si sentono tartassati e ai partiti dell'opposizione che lo accusano di usare la leva fiscale senza pietà, il premier risponde che gli aumenti fiscali e tariffari possono essere «strumenti un po' rozzi» ma hanno evitato all'italia di precipitare verso la bancarotta. «Io devo sempre far presente agli italiani che meno visibile ai loro occhi ma molto, molto più grave per il destino delle loro famiglie sarebbe stato finire come la Grecia» taglia corto Monti, che si assume le sue responsabilità ma ricorda anche che una parte degli aumenti derivano da decisioni prese dai «precedenti governi». Quanto agli evasori, dopo aver sottolineato che non pagare o eludere le tasse è una «illegalità» e che dunque per la sua repressione non serve il «consenso», il presidente del consiglio esclude «nuove azioni» e ritiene sufficiente il tipo di strumenti messi a disposizione dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza: «Per la lotta all'evasione non credo occorra fare di più. Mi aspetto buoni risultati finanziari ma sarebbe del tutto imprudente fare previsioni sul gettito perché si creerebbero aspettative». Quel che è certo è che Monti non ha gradito le anticipazioni giornalistiche sulla sua agenda politica per la prossima settimana e da Pechino bacchetta i giornali che hanno annunciato vertici in programma con Alfano, Bersani, Casini ma anche con Giorgio Napolitano e hanno fatto capire che la lettera al Corriere della Sera sarebbe stata concordata con il Quirinale. Tutto falso? «Sono cose verosimili, vado spesso in visita dal presidente Napolitano ma non ho nessun appuntamento specifico e», precisa Monti, «non ho precettato i leader della maggioranza ma può darsi benissimo che proporrò un incontro...». Il clima, insomma, si è rasserenato e il Professore ne prende atto con soddisfazione e si prepara ad una navigazione un po' più tranquilla: «Sono molto lieto che una lettera che ho scritto ad un giornale italiano l'altra notte abbia calmato le acque. Sono lieto che si siano dissipati possibili malintesi, sono dispiaciuto che si sia parlato di una marcia indietro. Non perché non si possano fare, ma perché in questo caso non c'è stata nemmeno la partenza...». Il tour cinese del premier prevede una tappa anche alla scuola del Partito Comunista. E, davanti a 600 "studenti" che in realtà sono 600 alti dirigenti, Monti si lascia andare ad una battuta: «Vengono un po' di brividi a dirlo in questa sede, ma la crisi che ha colpito l'Europa e il nostro paese si è creata anche per la crisi del modello capitalistico». Le parole di Monti rimbalzano in Italia e Bersani, Casini e Alfano, che in mattinata salgono insieme sul palco del Forum della Confagricoltura a Taormina e in un'atmosfera cordiale scherzano sui loro rapporti («Amici Fraterni? forse fratelli-coltelli»), prendono atto che nell'agenda del premier non c'è nessun vertice ma si dicono «disponibili». Enrico Letta chiede che l'eventuale incontro avvenga di giorno e spiega perché: «I vertici che si svolgono di notte creano equivoci che poi si trascinano per settimane...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA