Casorate, Cristina morta a 27 anni ha salvato sei vite

di Maria Grazia Piccaluga wCASORATE PRIMO «La rivedo che sorride, come venerdì quando mi ha salutato ed è uscita per andare in Croce Rossa con gli amici». Giuseppina Delon parla con il cuore gonfio di dolore. Da una cornice sul tavolino del soggiorno Cristina, la più giovane delle sue tre figlie, la guarda e sorride come quella sera. Cristina Regazzo però non c'è più. I suoi 27 anni sono volati via in un soffio. «Stava bene – spiega la mamma –. Invece un malore improvviso se l'è portata via. Un aneurisma ci hanno detto. Non c'è stato nulla da fare». Accanto a lei, nella villetta con il giardino di via Tosi, c'è un'altra figlia, Nicoletta. «Cristina era una ragazza speciale, altruista, generosa, benvoluta da tutti in paese». Per questo quando Paolo Geraci, il medico del centro coordinamento trapianti del San Matteo di Pavia, ha proposto alla famiglia la donazione degli organi, nessuno si è opposto. «E' quello che lei avrebbe voluto» spiega la sorella maggiore che trova compostezza anche nel dolore. Sei persone sono vive grazie a lei, hanno ricevuto gli organi prelevati al San Matteo e poi trapiantati negli ospedali sparsi in tutta Italia. «C'è anche un bambino tra loro» dice la mamma abbozzando un sorriso. E il pensiero corre agli adolescenti di cui Cristina era educatrice all'oratorio Sacro Cuore, a quelli dei centri estivi, ai ragazzi con cui pranzava ogni lunedì dopo la scuola prima di andare con loro in parrocchia. Ai bambini che, come per magia, riusciva puntualmente a rasserenare quando si sedevano sulla poltrona del dentista, Federico Bianchi, per il quale lei lavorava come assistente . E corre alla nipotina Camilla, 3 anni, figlia della terza sorella Federica. Ci sono i suoi giocattoli in giardino. «Erano legatissime. Mia figlia non vedeva l'ora di tornare dal lavoro per stare con lei. Sento ancora le loro voci, quella squillante di Cristina che rallegrava la casa». Un bacio, un saluto veloce anche venerdì scorso, il 23 marzo. Cristina è uscita di casa in fretta. «Erano le 21.30, era in ritardo come al solito. Aveva appuntamento alla sede della Croce Rossa che da quattro anni era diventata la sua seconda casa – racconta la madre –. Non era di turno, ma si sarebbe incontrata con gli amici». Era appena arrivata in via Matteotti. E tutto si è consumato in pochi istanti che ora si sono cristallizzati. Le chiavi dell'auto che le scivolano di mano, lei che le raccoglie e quando si rialza ha solo il tempo di sussurrare agli amici: «Non mi sento bene». Che si trattasse di una cosa grave i soccorritori della Croce Rossa l'hanno capito subito. L'hanno caricata su un'ambulanza e sono partiti per Pavia. «Sono stati bravissimi in ospedale, hanno tentato di tutto» dice la mamma. Ma la situazione era troppo compromessa. Per due giorni Cristina è rimasta in Rianimazione, al San Matteo. Ma domenica si è arresa. Martedì, alle 13, la sua salma è tornata a Casorate. La chiesa di San Vittore non è bastata ad accogliere i familiari, gli amici, i ragazzi dell'oratorio, gli ex compagni di scuola e tanta gente comune del paese colpita da questa morte improvvisa e prematura. Hanno seguito la celebrazione della messa anche dal sagrato, in piazza. Sull'altare insieme a don Marco, che al momento dell'omelia ha commosso tutti, c'erano anche i sacerdoti che hanno seguito Cristina sin da bambina: gli ex parroci don Sante e don Giorgio, don Daniele e don Piercarlo. Poi tre lunghi applausi l'hanno accompagnata nel suo ultimo viaggio.