Monti: all'estero aspettano la riforma
di Gabriele Rizzardi wROMA Dopo lo strappo che ha scatenato la durissima reazione del mondo politico e ha fatto riaffiorare lo spettro delle elezioni anticipate, Mario Monti lancia un segnale di pace e prova a ricucire con i partiti. Con una lunga lettera al Corriere della Sera, il premier si dice «rammaricato» per le polemiche suscitate dalle sue parole su consenso e partiti e spiega di essere stato male interpretato. «Le mie considerazioni avevano l'obiettivo opposto a quello che, fuori dal contesto, è stato loro attribuito» scrive Monti, il cui obiettivo dichiarato è «mettere nel contesto» quelle frasi pronunciate in un discorso a Tokio che in Italia ha generato un «infondato dibattito politico». Nella lettera il premier evidenzia la maturità degli italiani «che hanno sopportato sacrifici rilevanti per evitare il declino dell'Italia o, peggio, una sorte simile a quella della Grecia» e riconosce lo sforzo compiuto dai partiti per aiutare l'Italia ad uscire dal tunnel della crisi. «Se da qualche mese l'Italia ha imboccato risolutamente la via delle riforme, lo si deve in parte al governo, ma in larga parte al senso di responsabilità delle forze politiche che, pure caratterizzate da forti divergenze programmatiche, hanno saputo dare priorità, in una fase di emergenza, all'interesse generale del paese». Deciso a rasserenare il clima e a garantirsi una navigazione più tranquilla almeno fino al prossimo anno, il Professore torna a ripetere che lascerà palazzo Chigi e coccola i partiti. «Dopo le elezioni torneranno i governi politici, come è naturale (perfino in Giappone ho dichiarato che il sottoscritto sparirà e che il montismo non esiste!». Ma ritengo che ciò non debba essere visto come un rischio» scrive Monti, che prima di lasciare Tokyo pensa al difficile compito assegnato ad Elsa Fornero e invita la sua maggioranza a passare dalla fase dello scontro a quella del compromesso: «All'estero, l'ho visto particolarmente in Giappone, si aspetta di vedere che esito avrà il quarto blocco di riforme, ovvero quello sul mercato del lavoro». Il segnale lanciato dal premier viene raccolto da tutti i partiti che sostengono il governo in Parlamento. Pier Luigi Bersani, per il quale la contraddizione tra politici e tecnici rischia di essere «pericolosa», ricorda che Monti non è venuto dopo i partiti ma «dopo Berlusconi», apprezza la lettera del premier («L'ho trovata positiva») e assicura che da parte del Pd non c'è alcuna intenzione di bloccare le riforme: «Noi siamo leali e generosi. Se volevamo andare a votare ci saremmo potuti andare. Le riforme non ci spaventano, le abbiamo fatte quando eravamo al governo e continueremo a farle». Ad essere soddisfatto è anche e soprattutto Pier Ferdinando Casini, per il quale il premier ha chiarito: «Se il suo governo è riuscito a fare quello che ha fatto finora lo deve alla politica e non allo spirito santo...». Quella di Monti, insomma, è una lettera che punta a riappacificare i poli. Ma lo scontro tra Pd e Pdl continua. E la prova si è avuta ieri con il vertice sulla giustizia che si è svolto al Senato tra il ministro Paola Severino e i capigruppo della maggioranza. Il faccia a faccia (durato poco più di mezz'ora) ha prodotto un accordo sul metodo ma nessuna intesa sul merito. Sul tappeto c'è la responsabilità civile dei magistrati e il disegno di legge sull'anticorruzione, che è la vera priorità per il governo. Il Pdl vorrebbe andare avanti anche sulle intercettazioni. Ci sarà l'intesa? Il Guardasigilli assicura che il governo non vuole procedere «a colpi di emendamento» ma punta ad una soluzione «condivisa». E per provarci, si è deciso (come voleva il Pdl) di dare il via ad incontri bilaterali, ministro-partiti, a partire da lunedì prossimo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA