Più ricco il «salva-stati» ma la Spagna spaventa
di Andrea Di Stefano wMILANO Il messaggio che l'Eurogruppo voleva mandare ai mercati, dopo una settimana di tensione sulla situazione della Spagna, non è stato del tutto convincente. I ministri dei paesi dell'area euro, riuniti a Copenaghen, hanno dato il via libera al rafforzamento dei fondi salva-Stati, ma l'annunciato volume complessivo di 800 miliardi di euro in realtà non si discosta da quanto precedentemente deliberato. La capacità di prestito deve, infatti, essere letta come il combinato dell'Esm, che entrerà in vigore a luglio, e dell'Efsf, già attivo e che ha sinora erogato oltre 230 miliardi di euro. «Nel suo insieme l'eurozona sta mobilitando un firewall complessivo di circa 800 miliardi di euro, più di mille miliardi di dollari», si legge nel comunicato dell'Eurogruppo, che spiega che «l'attuale tetto di prestito di Esm/Efsf sarà aumentato a 700 miliardi in modo che Esm e Efsf siano in grado di cooperare se necessario». Gli spread hanno risentito poco e hanno chiuso la settimana a 320 punti. Più efficace, in realtà, le parole del premier italiano Mario Monti dal Giappone: «Tra qualche anno sarà possibile arrivare all'istituzione degli eurobond» e consentire ai paesi di Eurolandia di reperire fondi con uno strumento comune, ha dichiarato in un intervista al principale quotidiano nipponico. Sulle piazze finanziarie, quindi, l'annuncio dell'Eurogruppo è stato quasi ininfluente mentre la spinta al rialzo è arrivata in realtà dai dati macro e dai risultati finanziari delle società quotate a Wall Street. Così Milano ha messo a segno un leggero progresso dello 0,45% come Londra meglio hanno fatto le principali piazze europee con Parigi (+1,26%), Francoforte (+1,04%). Bene anche la borsa di Madrid (+1,2%) per il vero della manovra da 27 miliardi, con taglio del 16,9% dei bilanci dei ministeri, congelamento degli stipendi pubblici, aumento delle tasse su società e tabacco, scudo fiscale per i capitali sommersi, luce più cara del 7%. Con la manovra decisa ieri Madrid ha confermato l'impegno preso con Bruxelles di riportare al 5,3% a fine anno il deficit pubblico, dopo lo sforamento all'8,5% nel 2011, invece del 6% previsto, ereditato dal governo socialista di Josè Luis Zapatero. L'impatto sugli spagnoli sarà molto duro. Il nuovo giro di vite si aggiunge a quello da 15 miliardi, con l'aumento progressivo dell'Irpef, deciso da Rajoy già il 30 dicembre, a governo appena costituito. «Siamo in una situazione al limite» ha avvertito la vicepremier Soraya de Santamaria, ma «la Spagna manterrà la sua parola». Il governo si muove sul filo del rasoio davanti al rischio di una frattura sociale, con un tasso di disoccupazione record in Europa del 22,85%, al 50% fra i giovani, un milione di famiglie senza alcuna risorsa, e all'indomani dello sciopero generale proclamato dai sindacati contro la riforma del lavoro varata da Rajoy che ha visto scendere in piazza centinaia di migliaia di spagnoli. La manovra decisa rispetta alcuni paletti sociali. Le indennità ai disoccupati non sono toccate, le pensioni non sono congelate, gli stipendi pubblici sì, ma non calano come in Portogallo, e non aumenta l'Iva. Immediati i commenti positivi da Bruxelles: un «impegno non ambiguo» verso il risanamento, ha detto il commissario Olli Rehn. ©RIPRODUZIONE RISERVATA