SERVE UN PREMIER DIALOGANTE

di LUIGI VICINANZA L'Italia ha ancora bisogno di Monti. Nonostante il Professore pensi che il Belpaese sia popolato da studentelli immaturi che mal apprendono la sua lezione. Cosicché alla prossima che gli combinano, è pronto ad abbandonare al suo destino la classe di discoli indisciplinati. Per fortuna (o purtroppo, dipende dall'età) non siamo più a scuola. Ma nel paese reale. E gli indicatori economici – dall'altalena dello spread ai nervosismi di Borsa, dalle previsioni sul Pil (-1,6 per cento) alla corsa dei prezzi petroliferi – ci ricordano che l'emergenza non è finita. Tutt'altro. Restano maledettamente fondate le ragioni che nel novembre scorso hanno portato alla nascita del governo "tecnico". In Europa non va meglio se proprio ieri a Copenaghen i ministri finanziari dell'Eurozona hanno deciso di elevare a 800 miliardi il fondo salva-Stati. La crisi sociale intanto devasta la vita dei ceti popolari: ieri in Grecia, oggi in Spagna e Portogallo. In Italia il malessere diffuso si sta manifestando in forme estreme: un operaio disoccupato si è dato fuoco a Verona così come un imprenditore tartassato a Bologna. Sgomento pubblico e privata disperazione si congiungono: così il Paese rischia di non farcela. Dietro la manovra dei professori spuntano nomi e volti in carne e ossa. Tra questi gli "esodati": lavoratrici e lavoratori che hanno raggiunto accordi sindacali con le aziende in cui lavoravano per un'uscita anticipata. La riforma delle pensioni della Fornero li lascia in mezzo a una strada per svariati anni. Quanti sono? 65mila secondo la stima più ottimistica; sarebbero più di 350mila secondo calcoli dei sindacati. Comunque sia, una ingiustizia compiuta nei confronti di cittadini che hanno sempre lavorato e pagato i contributi. Verrà sanata questa ferita inferta al mondo del lavoro? E se sì, come? Ascoltando i sindacati? Riaprendo una trattativa? O ancora una volta procedendo d'imperio con il rischio di non conoscere come stanno effettivamente le cose? Ecco, se con la riforma delle pensioni – materia in cui i professori si sono mostrati ferratissimi – è venuta fuori questa mostruosità sociale che affama gli "esodati", quali altri rischi possono emergere con la riforma del mercato del lavoro, dove non si calcolano solo statistiche e solvibilità dei fondi previdenziali , ma si impatta con dinamiche articolate e complesse. E' giusto che il governo decida, ma è anche opportuno che prima ascolti. Si è detto che è tramontata l'epoca della concertazione con le parti sociali. Certo, se concertazione significa raggiungere compromessi al livello più basso scaricando i costi sulle collettività, è un bene che sia finita. Ma il dialogo tra le parti è pur sempre necessario. Tabù non devono essercene per nessuno, sull'articolo 18 come su tutti gli altri temi. Con una lettera ieri al "Corriere della Sera" Monti ha voluto correggere una frase che sembrava scippata al suo predecessore. «Il governo sta godendo di un alto consenso nei sondaggi, i partiti no»: questo il passaggio sprezzante nel contesto di un discorso fatto a Tokyo. Scrivendo al giornale il premier ha dovuto chiarire che si sta impegnando «per presentare, a una parte sempre più decisiva dell'economia globale, un'Italia che si sta trasformando grazie all'impegno di politici, "tecnici" e, soprattutto, cittadini». Questi ultimi, i cittadini, stanno dando grande senso di maturità. I partiti invece si fanno del male già da soli senza che il premier ne rimarchi il discredito nell'opinione pubblica. L'Italia ha ancora bisogno di Monti: non di un professore arrogante e sprezzante, ma di un capo del governo dialogante e paziente. l.vicinanza@finegil.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA