Giustizia e lavoro, maggioranza divisa

di Gabriele Rizzardi wROMA Legge elettorale, articolo 18 e giustizia: la tensione tra Monti e i segretari della maggioranza resta alta. Dopo lo "schiaffo" partito da Seul, né Bersani né Alfano mettono in discussione la tenuta del governo ma la navigazione, nei prossimi mesi, potrebbe riservare brutte sorprese. Il Pd non ha nessuna intenzione di chinare la testa e ricorda al Professore che il consenso del governo sta nel consenso dei partiti che lo sostengono in Parlamento. Il Pdl guarda con preoccupazione alla trattativa sulla riforma del lavoro e teme che la difficilissima partita sull'articolo 18 possa essere condizionata dalla sinistra. Dopo le tensioni delle ultime ore, governo e maggioranza torneranno a parlarsi oggi per affrontare il nodo della giustizia. Paola Severino incontrerà i capigruppo di Pdl, Pd e Terzo Polo. Si parlerà di intercettazioni, di responsabilità civile dei magistrati e del disegno di legge anticorruzione, messo a punto dal governo Berlusconi, approvato dal Senato e ora fermo nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio. Tutti argomenti sui quali appare molto difficile trovare un accordo. Pier Ferdinando Casini, che dice di non aver ascoltato la frase di Monti («Recentemente ho un calo di udito...»), esorta la maggioranza a lavorare per superare i motivi di attrito e arrivare ad una riforma «condivisa». Ma le possibilità di un accordo sono legate al possibile compromesso che riuscirà ad individuare il ministro della Giustizia, che in questi giorni ha lavorato molto sull'anticorruzione: «Il disegno di legge che stiamo perseguendo con il ministro Patroni Griffi è legare insieme prevenzione e repressione per creare un percorso di trasparenza nella pubblica amministrazione». Ma le tensioni non riguardano solo i rapporti tra il governo e la sua maggioranza. Il Pd e il Pdl appaiono sempre più divisi al loro interno e sono scossi dalla rivolta della base. Pier Luigi Bersani deve fare i conti con chi non vuole abbandonare la strada del bipolarismo e chiede che la nuova legge elettorale non sia a base proporzionale. Ma è ancora l'attacco di Monti ai partiti a creare malumori e risentimenti. La più arabbiata è Rosy Bindi, che ammette: «Da Monti un cedimento populista basato sui sondaggi non me l'aspettavo. Ma anche i partiti devono riscattarsi e l'accordo sulla legge elettorale è il frutto contraddittorio di una rassegnazione». Antonio Di Pietro invita Monti ad occuparsi dei problemi del Paese e non «della sua immagine, del suo ego ipertrofico» mentre Nichi Vendola, per la prima volta, va allo scontro frontale con Bersani e chiede le dimissioni di Monti. Il leader del Sel è durissimo: «Il Pd lavora ad una legge elettorale trasformista, tratta su una riforma del mercato del lavoro che è una controriforma e sostiene un governo che sta facendo quello che non è riuscito a Berlusconi e che dovrebbe andare a casa». Ma anche nel Pdl le acque non sono meno agitate. Angelino Alfano, che guarda con grande «preoccupazione» alle scelte del governo sulla riforma del lavoro e teme il condizionamento dei sindacati, deve fronteggiare i bipolaristi che non vogliono il ritorno della "Balena bianca" e nello stesso tempo deve fare i conti chi nel Pdl rimpiange Forza Italia, sogna il divorzio dagli ex An e punta alla grande coalizione con Casini. La tensione cresce e il coordinatore nazionale del partito del Cavaliere, nonché ex ministro ed ex dirigente di An, Ignazio La Russa, alza la voce: «Chi non si riconosce nel progetto del Pdl e strumentalmente sogna impossibili tuffi carpiati nel passato o improbabili contorsioni nel presente, si accomodi pure...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA