Tagli e sprechi nel bilancio della Camera
di Nicola Corda wROMA Ci credete che ogni deputato ha ancora tra le dotazioni di cancelleria un chilo e mezzo di colla liquida? Ecco, tra le pieghe del bilancio di Montecitorio non ci sono solo molti privilegi ma anche sprechi, forse i più difficili da eliminare. Ieri l'ufficio di presidenza ha approvato il consuntivo del 2011 e la variazione sul preventivo del 2012 con qualche polemica. Il tema dei costi della politica mette a nudo i privilegi specie quelli fuori dal tempo. Così ieri è stato deciso lo stop dei benefit a vita per gli ex presidenti di Montecitorio. D'ora in poi la dotazione (un ufficio al centro di Roma con l'ausilio di due collaboratori e l'utilizzo dell'autoblu su richiesta) varrà "solo" per i dieci anni successivi alla scadenza del mandato. Ma qui iniziano i problemi perché è stato deciso un trattamento assai diverso per gli ex: i benefit saranno infatti tagliati alla fine di questa legislatura a Pietro Ingrao (che oggi compirà 97 anni) e Irene Pivetti che non sono più presidenti da oltre 10 anni. Mentre per gli ultimi tre presidenti, Violante, Bertinotti e Casini, i dieci anni si inizieranno a contare dal 2013. E quindi i benefit resteranno fino al 2023. Una differenza di trattamento che al momento del voto ha spaccato l'Ufficio di presidenza e che ha fatto andare su tutte le furie la Pivetti: «Sono tagli forcaioli che non colpiscono la casta e invece buttano sulla strada degli onesti lavoratori - accusa l'ex leghista - solo nella Russia zarista le persone erano di proprietà del feudatario». La Camera costerà comunque agli italiani più o meno un miliardo di euro. «La spesa effettiva di Montecitorio - scrivono gli uffici - rimane a 1.087.618,354 euro, così come la richiesta di dotazione ordinaria al Tesoro che si ferma a 992,800 milioni sino al 2014, da sei esercizi consecutivi». A conti fatti c'è un risparmio di circa l'1,85 per cento, che al netto delle restituzioni al bilancio dello Stato sale al 2,47. Percorso virtuoso, anche se non mancano le critiche. I tre astenuti, Gregorio Fontana del Pdl, Donato La Morte di Futuro e Libertà e Pippo Fallica del Grande Sud contestano il merito della spesa «tagliata più su una figura di deputato anni Ottanta piuttosto che a quello di oggi». Oltre il paradosso della colla, ci sono cento fogli di carta intestata al giorno insieme al grande spreco della stampa di tutti gli atti parlamentari per quintali di carta. A pesare dunque è la struttura più che stipendi, indennità e pensioni degli onorevoli che, in virtù dei decreti del governo che hanno imposto l'austerity, costeranno via via di meno (nel 2012 del 3,5 per cento). A chiedere di allineare alla media europea gli stipendi dei politici italiani è un'associazione di cittadini, ricevuta ieri da Gianfranco Fini, che ha presentato una raccolta di firme per una proposta di legge popolare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA