Stradella, ancora ispettori a Città del libro
STRADELLA Città del libro: altro sopralluogo della Direzione provinciale del lavoro. Il secondo da dicembre. A quanto pare la sede in cui operano le cooperative facenti capo a Ceva è stata visitata dagli ispettori di Pavia ben due volte dopo l'assemblea con i lavoratori di poche settimana fa. Controlli su cui la Direzione provinciale del lavoro però glissa, in attesa forse di sviluppi. «Nulla da dire, controlli normali», ha tagliato corto il direttore generale Alberto Gardina. Intanto domani mattina, a Milano, i sindacati incontreranno il consorzio Premium Net che gestisce il polo per conto di Ceva Logistics. Chiederanno di nuovo la mappa delle cooperative e la possibilità di incontrarle una ad una. «Va benissimo l'incontro con il consorzio – ha detto Marco Magnani (Fit Cisl) alla vigilia del tavolo di confronto – Il problema però sarà passare da Milano a Stradella. Quando si tratta di voler capire l'organizzazione del lavoro in loco scende la cortina di nebbia». Sulle cooperative che gravitano attorno a Ceva – circa cinque dirette, fino a dieci considerando i subappalti – pesano tre cause di lavoro. Si contestano minimi contrattuali sbagliati, buste paga dove le ore retribuite non corrisponderebbero alle lavorate, contratti a chiamata (o fermate unilaterali) che in realtà, dicono i sindacati, dovrebbero essere «contratti a tempo indeterminato visto che parliamo dei soci di una cooperativa». Sono in corso inoltre dieci vertenze seguite da Filt Cgil per Tfr mancati, licenziamenti senza giusta causa, irregolarità nei pagamenti e nei contratti. E' un quadro su cui i sindacati ora chiedono di fare chiarezza. «Ho lavorato per un anno e mezzo con contratti trimestrali come addetta alla resa – racconta una ex operaia – A gennaio non mi è stato rinnovato nulla. Sono rimasta per tre mesi a casa, senza stipendio e una figlia di 20 anni a sua volta disoccupata. Non una lira dopo il mancato rinnovo, non un parola da nessuno, ma una decisione che ancora devo capire». Storie di lavoro per cui chi di dovere andrà a fondo. Come il caso dei quattro operai trasferiti dal carico-scarico alle pulizie. «Non si capisce chi prende le decisioni e a che titolo, non ci sono regole nè gerarchie chiare», spiega un altro. In questo caso, riprende Magnani, «va capito se il demansionamento sia legato al calo di ordini, ma soprattutto se riguarda tutti allo stesso modo».