Riuniti dopo 200 anni i 4 elementi di Brueghel

MILANO Dopo più di 200 anni i quattro elementi di Jan Brueghel il Vecchio (figlio di Pieter e padre di Jan il Giovane) tornano tutti insieme a casa: da ieri sono esposti alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, che ne possiede permanentemente due ("Acqua" e "Fuoco") mentre gli altri due ("Terra" e "Aria") sono finiti a Parigi, dove li spedì Napoleone nel maggio 1796. A dire il vero Napoleone li requisì tutti e quattro, ma nel corso delle restituzioni post Congresso di Vienna due tornarono grazie all'impegno del Canova, mentre l'allegoria dell'Aria e della Terra rimasero nella Ville Lumière. Oggi sono di nuovo qui: grazie alla collaborazione con la direzione del Museé du Louvre le due allegorie ora esposte a Parigi sono state digitalizzate con il concorso della ditta Hall9000; i video con i dettagli ad alta risoluzione di tutti e quattro i dipinti sono visibili in mostra e terminata l'esposizione la serie rimarrà, seppur in modo virtuale, ricomposta. «Con questa mostra si torna così alle radici – spiega il curatore Marco Navoni –, come indica il titolo Rizòmata. Rizòmata è la parola greca che letteralmente significa "radici, la usò il celebre filosofo Empedocle, vissuto a metà del V secolo a.C., per indicare i quattro elementi fondamentali da cui sarebbe costituito l'universo intero: il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra. Quando il cardinal Federico Borromeo commissionò a Jan Brueghel il Vecchio i dipinti pensava alla Natura come luogo dove era possibile leggere l'impronta del Creatore. Anzi, dalla Creazione era possibile e doveroso risalire al Creatore stesso». Dipinti in età abbastanza matura, a partire dal 1608 (Brueghel nacque a Bruxelles nel 1568 e morì ad Anversa nel 1625), sono oli su rame piccoli (cm. 46x66) ma straordinariamente particolareggiati. Il più impressionante è forse l'allegoria del "Fuoco", nel quale l'elemento è evidenziato nell'enorme incendio ma, come messo in evidenza dallo stesso cardinal Federico nel suo commento, sviluppato attraverso la rappresentazione di un'enorme officina metallurgica dove gli operai (che egli definisce "ciclopi") sono al lavoro per produrre un'enorme quantità di oggetti. L'allegora della "Terra" mostra in primo piano il leone, il lupo e il pavone, animali con vari significati allegorici, ambientati in una sorta di Paradiso Terrestre (sullo sfondo ci sono anche un Adamo ed Eva con Dio che mostra l'Eden). L'allegoria dell' "Acqua", divisa in due parti dai due alti alberi frondosi, presenta al centro un'anziana divinità fluviale maschile accanto a una grande conchiglia dalla quale sgorga acqua di sorgente. In piedi un giovane, da un'altra conchiglia, spande acqua intorno: è l'immagine della rigenerazione. L'ultimo, datato 1621, è l'allegoria dell' "Aria", e domina al centro una figura mitologica femminile rivestita di un drappo rosso, che nella mano sinistra regge una sfera armillare (cioè un modello della volta celeste con le orbite dei vari pianeti). La mostra è aperta fino al 1 luglio, orari: da martedì a domenica 10-19. (c. arg.)