Tra Cattaneo e Fracassi rapporti tesi ormai da tempo

PAVIA Raccontano che il sindaco abbia perso la pazienza quando l'assessore Fracassi ha replicato «non lo so» a chi gli chiedeva a che punto fosse il provvedimento di ritiro in autotutela del permesso rilasciato a Punta Est. Un dettaglio, certo, ma esemplare di una tensione che, in modo sotterraneo, va avanti da qualche tempo. Nelle mani di Fracassi, infatti, vi è al tempo stesso il futuro della città e il futuro della giunta Cattaneo. Con le leggi attualmente in vigore, se il Piano di governo del territorio (Pgt) non verrà approvato entro il 31 dicembre, il Comune verrà commissariato. Non è solo il futuro a destare apprensione. «Moro continuava a portarci dei cronoprogrammi e a darci delle scadenze, ma quei documenti non si sono ancora visti», racconta un componente della maggioranza. L'attrito aveva già generato scintille a metà ottobre del 2010. Allora furono l'ex presidente della commissione territorio, Dante Labate, e l'assessore Fracassi a scambiarsi parole poco gentili in occasione di un raduno della maggioranza al Lido. Al centro del battibecco vi era l'opportunità o meno di inserire l'area del bivio Vela tra quelle su cui costruire. Con il trascorrere dei mesi, i rapporti tra sindaco e assessore all'Urbanistica si sono fatti sempre più freddi. Sino al punto che, sempre stando alle indiscrezioni di palazzo, a Fracassi sarebbero stati affiancati tre "ghost writers", tre personaggi del mondo politico incaricati di recuperare il lavoro già svolto e tentare di accelerare i tempi. L'intervento della Procura ha dato il colpo di grazia al legame di fiducia tra Cattaneo e Fracassi. L'assessore e il suo dirigente, di fronte a domande incalzanti, non avrebbero fornito delucidazioni sufficienti. Tanto che sino a lunedì sera, in maggioranza non sapevano ancora se il famoso ritiro in autotutela fosse andato avanti o si fosse incagliato sulla stessa secca che tiene prigioniero il Pgt. Ora che la magistratura sta leggendo e soppesando le carte sequestrate, non solo in Comune ma anche nell'abitazione del dirigente, il Piano di governo del territorio, redatto dallo stesso docente universitario autore della "convenzione" messa sotto accusa, è diventato un argomento al limite del tabù. «Io quella roba lì non la voto», dice un consigliere di maggioranza. Pare non sia il solo.(f.m.)