Milano, il pm chiede sei ergastoli
MILANO «Vigliacchi». Il pm di Milano Marcello Tatangelo bolla con questo aggettivo i sei uomini accusati del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Lea Garofalo, calabrese di 35 anni, teste di giustizia inascoltata, che il 24 novembre scorso sparì da Milano per finire la sua vita in cinquanta litri di acido dopo un colpo alla testa. Dopo un giorno e mezzo di requisitoria l'accusa ha chiesto l'ergastolo e l'isolamento per l'ex compagno di Lea, Carlo Cosco, per due suoi fratelli, per Rosario Curcio, Carmine Venturino e Massimo Sabatino, fidanzato della figlia di Lea. Denise la sera della scomparsa della madre si fece accompagnare dai Carabinieri e denunciò i suoi sospetti sulla famiglia. In silenzio per un anno visse con loro in Calabria in attesa di giustizia. Lea fu uccisa perché i Cosco temevano quello che sapeva di un omicidio avvenuto anni prima, anche se le sue dichiarazioni non ebbero seguito. «Un delitto orrendo» dice il pm in cui «è stata dimostrata crudeltà inumana, lucidità e pervicacia. E' orrendo pensare a una donna indifesa, legata, terrorizzata. E' nauseante pensare a un padre che sfrutta il desiderio di una felpa della figlia per la sua vendetta». Sì perché Lea, che aveva vissuto sotto protezione, arrivò a Milano su invito dell'ex compagno, con cui per anni non aveva avuto rapporti, perché il padre potesse regalare alla figlia dei vestiti. Una trappola mortale in cui Lea era caduta la sera in cui accettò l'invito di Carlo a cena, mentre Denise, che ieri ha ascoltato la requisitoria in un'altra stanza, era con i parenti.