Nelle opere di Andrico il profondo legame tra l'uomo e la natura

PAVIA "Andricco, un artista non omologato" apre i battenti sabato sera alle 18.30 nell'ex convento dei Crociferi, in via Cardano 8, e come ogni retrospettiva che si rispetti presenta una carrellata di opere di Luigi Andrico (in arte Andricco), artista bresciano di nascita (classe 1943) e pavese di adozione, scomparso nel 2009. La mostra si propone come un tuffo (senza paracadute) nel mondo di Andrico, nelle sue sculture dalle forme solide e arrotondate, dove il comun denominatore resta sempre il profondo legame tra "Uomo" e "Natura", "dimensione questa che l'umanità pare aver perduto", ripeteva spesso l'artista. Ecco così comparire nelle sue opere (sculture in terracotta, anche policroma) figure sinuose e cavalli che diventano il simbolo della forza della Natura, che in questo abbraccio amoroso e di pacata bellezza è solo amica. «Le forme – scrive la curatrice Elena Monge nel testo di presentazione alla mostra – sono solide e arrotondate proprio perché non vi è separazione dalla Natura, ma solo una dolcissima e lirica integrazione. Le sagome umane a volte si fondono e confondono con quelle dell'animale, in un tutt'uno che infonde forza e vitalità. I corpi sono sempre nudi, i cavalli hanno colori fiammeggianti, onirici. E così i paesaggi dolci, morbidi». Le coppie sono strettamente avvinghiate in un abbraccio che ne fa un unico corpo; la loro dimensione è quella dell'universo dove i mondi si fondono e confondono in una immensità che non ha fine, in un universo che è un inno alla libertà, alla vita dentro e con la Natura: «Una vita piena della leggerezza del mondo che ci circonda – continua la curatrice –. L'aria non è solo intorno alle figure ma è in loro, nei loro corpi nudi, nei loro volti senza volto. Siamo tutti noi. Tutti immersi in un tempo senza tempo, in un ciclo vitale che ci fa ricordare che la vita che passa e la visibilità dei suoi segni non sono altro che un girotondo felice di un ciclo della NaturaA. Artista autodidatta, Luigi Andrico scopre l'argilla fin da bambino, quando per problemi familiari fu costretto a lavorare in una fornace. La sua vita, tutta in salita, lo porta a fare l'apprendista tornitore in una fabbrica di fucili e poi a Lodi in una fonderia artistica; non smette mai di modellare la materia, e se di giorno lavora, di notte dipinge bozzetti e crea sculture. Negli anni Sessanta è a Milano presso una ditta di statue sacre e funerarie e decide di iscriversi all'Accademia di Brera, frequentando il corso di nudo. Vince il primo premio di scultura alla Scuola superiore di arti applicate all'industria al Castello Sfrozesco di Milano, e nel 1971 è la sua prima apparizione ufficiale sul mercato dell'arte contemporanea, quando alla Galleria d'Arte Barbaroux (in via S.Spirito a Milano) viene allestita una personale che riscontra un buon successo di pubblico e di critica. Ad essa ne seguono altre, tra cui vale la pena di ricordare: la Mostra arti figurative - Città di Asti, quella alla Gallerie d'arte Marotta e Mioccio di Milano e quella al Museo nazionale della scienza e della tecnica sempre a Milano. Da ciò scaturisce una serie di importanti commissioni pubbliche quali: il monumento a monsignor Ceriani a Uboldo (Varese), quello alla Madonna della rosa a Belforte Monferrato e quello all'Avis di Cologno Monzese. Andrico porta avanti la carriera artistica e intanto lavora alla Rai di Milano, come scenografo per spettacoli teatrali, e nel 1990 in occasione di una visita a un amico di Canneto Pavese, scopre la bellezza dell'Oltrepo e, rimanendo incantato, decide di venire ad abitare con la famiglia in mezzo alle colline. Vende la casa di Milano e si trasferisce prima a Stradella e poi a Canevino, dove apre un laboratorio d'arte per l'insegnamento. La mostra è aperta fino al 15 aprile: lunedì-venerdì 14-19, sabato e domenica 10-12, 14-19. Chiara Agenteri