«Gli atleti della domenica sono quelli più a rischio»
di Claudio Malvicini wPAVIA La morte in campo di Bovolenta è un campanello d'allarme, ma dovrebbe preoccupare di più chi va la domenica a correre senza aver prima consultato un medico. Nel volley infatti, come in tutti i campionati federali e in quelli degli amatori, le società sono tenute a sottoporre ogni tesserato a visite mediche specifiche per capire se la sua salute è a rischio. Elettocardiogramma, test sotto sforzo, esame delle urine sono gli esami obbligatori, ma il medico sportivo fa compilare anche un modulo con tutta la storia clinica del paziente e può decidere di sottoporlo ad altri esami, se lo ritiene necessario. Per un certificato di questo tipo l'atleta paga 70 euro, ma la prestazione del medico sportivo costa di più ed è la Regione Lombardia a pagare la differenza. Non è previsto questo certificato per i bambini fino ai 12 anni, che però fanno il mini-volley e non quindi dei campionati impegnativi. Per loro è previsto solo il certificato di sana e robusta costituzione, che può compilare il medico di famiglia. In provincia di Pavia sono 164 i giocatori tesserati Fipav con più di 30 anni (83 uomini e 81 donne), tutti più o meno coetanei di Bovolenta, ma 1320 quelli minori di 13 anni (135 maschi e 1185 femmine). «Non parlo del caso Bovolenta perché non lo conosco – spiega Ireneo Sturla, il più noto medico dello sport pavese – ma l'Italia è all'avanguardia nel campo della prevenzione. L'olandese Kanu, per fare un esempio, ha dovuto aspettare di andare all'Inter per scoprire che il suo cuore era in pericolo giocando. In Italia però sono i podisti della domenica ad essere a rischio perché si mettono a correre, magari per smaltire qualche chilo di troppo, senza sapere se il cuore glielo permette. Ora che la medicina scolastica è scomparsa e il militare non è più obbligatorio, non resta che il medico sportivo. Devono capirlo anche le famiglie quando decidono di mandare un figlio a fare sport». La crisi potrebbe giocare contro la salute degli atleti. «Non sono pochi 70 euro – spiega Sergio Contrini, presidente del Csi Pavia – e temo che qualche società possa decidere di non pagarli o accetti che il tesserato non si sottoponga agli esami per risparmiare, perché la Siae controlla se hai staccato i biglietti, la finanza verifica se i bar degli impianti fanno gli scontrini, ma nessuno chiede se i giocatori hanno l'ok del medico. A rischio sono soprattutto le persone che partecipano ai tornei estemporanei».