Rinasce Canepanova gioiello barocco quasi dimenticato

di Carlo E. Gariboldi wPAVIA I lavori di restauro della chiesa di Canepanova sono terminati un anno fa. Ora Ivano Dossena e Angela Macelli, in un libro di 64 pagine pubblicato dal Kiwanis Pavia Ticinum, raccontano la storia e le bellezze di questo autentico gioiello barocco nascosto in città. Nascosto e un po' dimenticato. Basta fare una ricerca su Internet. Incrociando le parole Pavia + San Michele che appaiono 2 milioni e 500 mila articoli, se si cerca Pavia + Canepanova si trovano appena 5.410 risultati, per lo più legati all'attività per i poveri fatta dai frati Francescani del convento annesso alla basilica. La chiesa è stata eretta all'inizio del Cinquecento su spinta popolare a causa della credenza, all'epoca assai diffusa, che la piccola immagine della Madonna Incoronata dipinta su un muro appartenuto alla ricca famiglia dei Canepanova, avesse la capacità di fare miracoli. Quell'affresco oggi è incastonata al centro dell'altare centrale della basilica. I recenti restauri sono stati completati grazie a un generosissimo (il superlativo non è un'esagerazione) lascito ereditario di una ricca pavese morta a 94 anni. «La chiesa aveva bisogno di lavori e di essere riportata all'antico splendore - ha raccontato frate Cesare Vaiani, il guardiano della Comunità dei Frati minori - ed è arrivata la Provvidenza«. Seguiti passo dopo passo dalla Soprintendenza, gli interventi hanno riguardato i quadri, il recupero degli affreschi e gli antichi colori delle due cupole e gli altari. Oggi si possono ammirare originali cromatismi sull'azzurro e sul rosa, in particolare quelli della cupolache sovrasta l'altare. Ivano Dossena, titolare di uno studio tecnico professionale e Angela Macelli, esperta d'arte e dipendente dei Civici musei, hanno il merito di ricostruire innanzitutto la storia di Canepanova, nonostante sia, in buona parte, avvolta da un fitto mistero. In primo luogo non si sa, con precisione, chi sia stato il progettista. Le testimonianze lasciano intendere che il disegno sia opera del Bramante, uno dei più grandi architetti del Rinascimento, autore della basilica di San Pietro a Roma, di diverse importantissime opere a Milano, del progetto del nostro Duomo (realizzato, come è noto, molto più tardi) e del progetto della splendida piazza Ducale di Vigevano. Entrando dalla porta di destra della chiesa, ci si imbatte in una tela, opera del pittore piacentino Francesco Pini che ritrae il duca Gian Galeazzo Sforza con la moglie Isabella d'Aragona e la madre Bona di Savoia, che pregano perché li liberi dalle sventure. Ai loro piedi l'architetto Donato Bramante presenta il modello del tempio. Secondo altre fonti il progetto non sarebbe del Bramante, ma di Giovanni Antonio Amadeo, scultore, architetto e ingegnere tra i più importanti della sua epoca. Nato a Pavia, ma quasi del tutto conosciuto dai posteri, nonostante abbia progettato e realizzato la facciata della Certosa di Pavia, la Caoppella Colleoni a Bergamo e sia stato per anni l'architetto responsabile della costruzione del Duomo di Milano. Forse la verità sulla "firma" di Canepanova sta nel mezzo, è nota, infatti la collaborazione tra Bramante e Amadeo. I quadri e gli affreschi di Canepanova sono un unicum in città, rappresentano una carrellata di alcuni dei migliori pittori del Seicento: Ci sono tele di Guglielmo Caccia (il Moncalvo), del bolognese Giulio Cesare Procaccini, di Simone Peterzano, noto soprattutto per essere stato il maestro del Caravaggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA