Amianto, controlli sull'aria: per l'Arpa nessun rischio

di Linda Lucini wBRONI I rilevatori dell'Arpa ci hanno provato sia con il microscopio ottico sia con quello elettronico, ma il verdetto è identico: nell'aria di Broni la concentrazione media di fibre d'amianto è sotto i limiti di legge. «I valori rilevati dall'11 gennaio al 20 dicembre 2011 sono risultati bassi – dice la dottoressa Lia Broglia nella relazione inviata in questi giorni al ministro dell'Ambiente Corrado Clini – ed in taluni casi al limite di rilevabilità. Per quanto riguarda le analisi in Sem (con il microscopio elettronico a scansione, ndr) nessuno dei campioni ha rilevato la presenza di fibre. Per quelle in Mocf (con il microscopio ottico, ndr) è stata rilevata una presenza di fibre sull'1,3% dei campioni analizzati. I valori rilevati con la metodica Mocf pur essendo molto bassi tengono conto di tutte le fibre (di amianto e non) presenti sulla membrana». Le ultime rilevazioni dell'Agenzia regionale per l'ambiente parlano di una presenza che sta tra lo 0,2 e lo 0,3 fibre/litro di fronte a un limite fissato per legge di 2 fibre/litro. Ciò significa 10 volte al di sotto del limite. Delle 49 analisi effettuate su ciascuna delle 7 centraline solo quella installata all'ex Comune (villa Nuova Italia) lo scorso anno ha presentato sforamenti degni di nota il 17 novembre dove ha toccato 3,9 e il 9 giugno dove si è attestata a 3. L'allarme è scattato solo con un rilevamento alla centralina Italcementi quando nel marzo scorso il campione rilevato presentava 6,4 fibre /litro, ma i prelievi effettuati nei 5 giorni successivi non hanno riscontrato ulteriori anomalie. Dati rassicuranti – dice il professor Gino Volpato, pneumologo dell'università di Pavia – ma solo nella zona dove ci sono le centraline. Questo perchè il mesotelioma non è una malattia che dipende dalle dosi di fibre inalate e poi perchè le centraline rilevano la qualità dell'aria nella sede in cui sono poste e danno una media dell'area. Potremo stare tranquilli sono quando non ci sarà più un pezzo d'amianto in Italia. E poi resta tutto il pregresso che può durare fino a 30 anni. I tempi di latenza del mesotelioma sono lunghissimi. L'allarme va mantenuto fino alla scomparsa totale dell'amianto». La scelta del posizionamento delle centraline era stata a suo tempo decisa per circoscrivere l'ambiente rispetto al sito ex Fibronit. «Noi teniamo conto dei limiti fissati per la restituibilità dei luoghi bonificati che è di 2 fibre/litro.– spiega Angela Alberici, direttore del dipartimento dell'Arpa – Continueremo con i controlli per garantire la salute della popolazione finchè la bonifica non sarà terminata».