Tanzi si scusa «per le sofferenze causate»

«Porterò sempre il peso indelebile per le sofferenze causate a quanti, per colpa mia, hanno subito danni. Sono oggi pienamente consapevole degli errori che sono stati commessi. Errori di molti dei quali ho compreso l'entità e il significato soltanto nel corso del processo». Così Calisto Tanzi (nella foto) che ieri ha rilasciato dichiarazioni spontanee, in aula a Bologna, nel processo d'appello per il crac Parmalat. L'ex patron del gruppo si è detto poi pentito «dello stato di esaltazione che all'epoca non mi ha consentito di percepire che celando le reali condizioni del Gruppo non sarei uscito dal tunnel dei debiti e dalla spirale di reati che per tale motivo andavo compiendo». La difesa nella sua arringa ha quindi puntato molto sulla necessità di accertare le responsabilità dei gruppi bancari nel collasso del gruppo parmense. Per questo ha chiesto di riaprire l'istruttoria dibattimentale e di acquisire fatti successivi alla sentenza di primo grado. Infine ha chiesto l'assoluzione «perchè il fatto non sussiste» per l'associazione a delinquere, e per i reati per cui giudica che «manchi la prova della partecipazione». La Corte d'appello ha rigettato la richiesta di procedere all'audizione di una trentina di risparmiatori vittime della bancarotta del gruppo di Collecchio. I giudici si sono invece riservati sull'acquisizione documentale, sempre richiesta dai difensori dell'ex re del latte, di alcuni atti giudiziari successivi al processo davanti al tribunale di Parma. Condannato in primo grado a 18 anni, l'accusa ha chiesto per Tanzi in appello un inasprimento di pena portandola a 18 anni e 3 mesi.