lavoro
di Gabriele Rizzardi wROMA «Oggi il governo è meno forte di ieri». Dopo la decisione, imposta da Napolitano, di procedere sull'articolo 18 e sulla riforma del mercato del lavoro con un disegno di legge e non con un decreto, il Pdl si lecca le ferite e Angelino Alfano scarica la sua rabbia su Mario Monti, che non avrebbe avuto la forza di dire no al pressing del Pd e della Camusso. L'occasione per chiedere a Bersani e Casini una nuova «intesa politica» che possa rafforzare il governo è offerta al segretario del Pdl dal Forum della Confcommercio a Cernobbio con il premier, il ministro Elsa Fornero ma anche Bersani, Maroni e i segretari di Cgil, Cisl e Uil. «Sulla riforma del lavoro non c'è un testo scritto, i tempi non sono certi e lo sciopero non è stato revocato. Se fosse una schedina il risultato sarebbe zero» attacca Alfano, che teme di perdere la partita sugli emendamenti che si giocherà nei prossimi mesi in Parlamento e chiede che il testo del governo non venga toccato. «O si accetta il punto di equilibrio che il governo ha individuato oppure, se si comincia a lavorare sulle modifiche, non si può immaginare che avvengano solo sull'articolo 18 e che siano modifiche di un solo colore» avverte l'ex Guardasigilli, che punta all'approvazione della riforma in «tempi certi», cioè entro l'estate, e dice di voler «aiutare» il governo a venire fuori da un «risultato negativo». Per il Pdl, la botta è forte. Sandro Bondi dice che la riforma «è morta e sepolta» mentre per Gasparri c'è «una possibilità su cento» che venga approvata e Ignazio La Russa chiede al Pdl di «riflettere» sui rapporti con il governo. La riforma vedrà la luce entro l'estate? Difficile prevederlo anche se Monti ha già avviato il pressing diplomatico per avere in Parlamento una sorta di corsia preferenziale. La soluzione potrebbe essere quella di agganciare il ddl sul lavoro al Documento di economia e finanza (Def) che deve essere approvato entro luglio. L'obiettivo è quello scavallare le elezioni amministrative per poi accelerare sull'approvazione arrivando all'ok entro l'estate. Una marcia a tappe forzate che non spaventa Bersani. Il segretario del Pd accetta infatti la possibilità di giungere all'approvazione della riforma entro tre-quattro nesi ma non rinuncia a battersi per ottenere consistenti modifiche: «Ci sono cose buone ma anche cose da correggere: non possiamo accettare che in nessun caso, anche in caso di sospetti licenziamenti per ragioni economiche, la monetizzazione sia la soluzione esclusiva. Su questo non ci muoviamo». Lo scontro, insomma, è annunciato. La temperatura nella maggioranza sta oltrepassando i livelli di guardia ed anche il Forum della Confcommercio diventa l'occasione per incrociare le spade. E se Alfano dice che il governo è più debole perché ha accettato la soluzione del disegno di legge, il leader dei Democratici va all'attacco e ricorda il forfait dato dal segretario del Pdl a Monti: «Non so se si indebolisce il governo discutendo di questioni complesse o facendo saltare i vertici per la Rai o le norme sulla corruzione...». Sull'articolo 18 interviene anche D'Alema, che però non rinuncia a punzecchiare il Professore: «Il governo ha fatto un errore e noi vogliamo aiutarlo a correggerlo». Ma ieri è stato anche il giorno del regolamento dei conti tra Monti e la Lega. A Maroni che gli chiede di abbassare le tasse, il premier risponde che se l'Italia si trova in una situazione di emergenza è perché il governo Berlusconi ha sottovalutato la crisi. La replica di Maroni è stizzita: «Il governo Monti fa l'esatto opposto di quello che vogliamo, quindi è lotta dura senza paura». Ma il compito di fare a pezzi la riforma è affidato a Roberto Calderoli: «E' evidente a tutti che con questa proposta di modifica dell'articolo 18 l'imprenditore, con la scusa della crisi economica, licenzierà i cinquantenni, che hanno un costo maggiore, e li rimpiazzerà con i venticinquenni che costerebbero grosso modo la metà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA